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Venerdì 24 Settembre 2010 11:03

A chi parla Niki Vendola

A chi parla Nichi Vendola?

In compagnia di questa domanda a metà luglio sono partito per Bari per partecipare agli “stati generali” delle Fabbriche di Nichi assieme a tre giovani ferraresi, una piccola comitiva variegata per età ed esperienza unita però dalla comune curiosità di conoscere da vicino uno dei più vivaci luoghi di partecipazione politica degli ultimi anni.

Siamo così arrivati in Puglia nel pomeriggio di venerdì 16 in tempo per il primo discorso di Vendola e i primi seminari. Sabato 17 luglio è stata tutta una giornata di incontri, mentre domenica mattina abbiamo partecipato assieme a molte centinaia di persone al discorso conclusivo con cui Vendola si è candidato alle primarie 2013. Tutto si è svolto in un assolato campeggio alle porte di Bari, in spazi di incontro allestiti sotto gli eucalipti, anche se con molti computer e telecamere. Sia venerdì che domenica Vendola ha parlato su un palchetto improvvisato con il mare alle spalle, all’ombra di un grande albero ma con un caldo comunque devastante. Al suo fianco sul palco sempre e solo la traduttrice nel linguaggio dei segni a conferma di quanto l’attenzione alla disabilità sia centrale nel suo pensiero politico.

La sua ricerca insieme di parole e di pratiche politiche innovative o meglio, come Vendola ama dire, di un “nuovo vocabolario per la politica capace di raccontare la vita” delle persone, in carne e ossa, nelle sue gioie come nei suoi dolori, si accompagna sempre in lui ad una grande attenzione comunicativa ed egli attinge a piene mani a figure, immagini e racconti della migliore tradizione della sinistra e di un sentimento religioso in cui riecheggiano forti e vivi l’insegnamento di Tonino Bello e il pensiero conciliare. Non so se in futuro egli riuscirà a evitare una eccessiva personalizzazione ma in questo momento egli indubbiamente esprime una sintesi felice (purtroppo estremamente rara oggi anche a sinistra) di riflessione politica alta, grandi capacità di intervenire con efficacia e tempismo nel dibattito politico e, insieme, un rimando coerente, continuo e sincero tra dimensione personale privata e sfera pubblica, come se la politica che deve “reincontrare la vita” non potesse farlo senza anche un vero rimettersi in gioco di tutti i suoi attori, lui per primo.

Al di là di Vendola, Bari è stata anche l’occasione per cercare di capire attraverso i seminari qualcosa di più delle Fabbriche di Nichi di cui l’appuntamento pugliese di metà luglio rappresentava un primo decisivo momento di verifica della vitalità di un’esperienza indubbiamente ancora molto giovane e che punta esplicitamente sui giovani per crescere e svilupparsi.

Personalmente ho scelto tra i tanti di partecipare per prima cosa ad un seminario sulle nuove forme di comunicazione politica sul web e sui cosiddetti strumenti di “social network”, come facebook e YouTube, tutti ambiti in cui il gruppo di Vendola ha dimostrato di saper lavorare in modo magistrale anche in occasione dell’ultima campagna elettorale regionale impegnandosi in una ricerca accurata, curiosa e intelligente di ogni possibile integrazione e rinforzo reciproco tra le forme di comunicazione politica tradizionali fondate sul contatto interpersonale (dal lavoro porta a porta sul territorio al comizio) e gli strumenti di azione politica messi a disposizione dalle tecnologie informatiche e dalle forme nuove di comunicazione sociale che esse consentono.

Il secondo seminario cui ho preso parte è stato invece interamente dedicato alla politica americana e all’esperienza di Obama, verso cui l’attenzione di Vendola e delle Fabbriche è comprensibilmente molto alta. Anche Obama intreccia infatti coraggiosamente esperienza personale e riflessione politica e lavora incessantemente e con cura a riallacciare i fili di “un racconto condiviso” che dia al popolo statunitense il senso di un percorso comune al cui centro stanno, in primo luogo, un rinnovato senso di responsabilità civile (perché non si danno “diritti” per nessuno che non siano ad un tempo “doveri” per altri) e una forte valorizzazione dell’intervento pubblico, entrambi temi sui quali egli si contrappone frontalmente al pensiero della destra americana.

Come reagire ad un’egemonia vera della destra, culturale prima ancora che politica, è peraltro il nucleo centrale del percorso di ricerca politico di Vendola e delle Fabbriche: serve un “vocabolario” nuovo, serve un “racconto condiviso”, serve un lavoro rigoroso, disciplinato e di lunga lena di ri-costruzione di un pensiero politico capace di rappresentare davvero un’alternativa a tutto tondo al pensiero di Berlusconi che ha corroso a fondo le basi morali del nostro Paese. Senza questo lavoro che richiederà necessariamente anni non è pensabile che sia sconfitta la cultura berlusconiana con tutta la sua volgarità e, nondimeno, capacità di penetrare così a fondo nei pensieri e nei comportamenti collettivi.

Qui con tutta evidenza tocchiamo un nervo scoperto di tutta la sinistra e non è quindi peregrino chiedersi, tanto più dopo la scelta esplicita di Vendola di partecipare alle primarie da cui dovrà uscire lo sfidante di Berlusconi, se le sue parole non siano importanti ed attuali anche al di fuori della terra pugliese. Io credo fermamente di si. Lo credo innanzitutto per la piccola ma significativa esperienza ferrarese di Sinistra Aperta che tante sintonie e punti di contatto indubbiamente ha con la proposta di Nichi Vendola, ma nondimeno sono assolutamente convinto che oggi egli “parla”  davvero a tutta la sinistra e a tutti coloro che sono interessati a riallacciare il filo di una ricerca politica comune per il cambiamento.

TULLIO MONINI

Portavoce di Sinistra Aperta per Ferrara

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Ultima modifica Venerdì 24 Settembre 2010 11:05

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