la riflessione di Sinistra Aperta e la prospettiva cui occorre lavorare
I referendum sui servizi pubblici locali sono stati una occasione di straordinaria partecipazione e il loro esito, al di la del contenuto tecnico dei quesiti, ha affermato una ampia e diffusa sensibilità dei cittadini per la tutela dei beni comuni, una rinnovata volontà di controllo pubblico sulla loro gestione, un chiaro indirizzo a sottrarre beni essenziali per la vita delle comunità alla pura logica del profitto e del mercato e, per questo crediamo, anche una critica stringente ai processi di privatizzazione e ad una delega non sufficientemente ragionata da parte degli enti locali alle multiutilitis delle strategie di gestione dei beni loro affidati in gestione.
Quel risultato straordinario va difeso e all’esito dei quesiti va data un risposta all’altezza della domanda politica espressa dai cittadini, rifuggendo sia dalla tentazion di ridurne la portata (quasi che nulla dovesse cambiare) che a tratti sembra prevalere da parte degli amministratori locali sia dalle semplificazioni di temi che sono invece di grande complessità e densi di implicazioni che a più riprese sembrano caratterizzare parole e azioni dei movimenti che pure hanno svolto un ruolo trainante nella vicenda referendaria. Entrambi questi rischi in realtà hanno in comune e discendono da una lettura “burocratica e formale” dei quesiti e del risultato referendari e si concentrano, in modo scarasamente lungimirante, in un esercizio interpretativo sulla “lettera” dei dispositivi normativi che di per sé stesso non può condurre lontano e non pone in essere le condizioni di percorso necessarie per un reale cambiamento dello stato di cose presenti.
Per questo appare in primo luogo decisivo che le forze che hanno vinto il referendum restino unite e condividano la responsabilità di delineare percorsi concreti per rispondere alla domanda di cambiamento che è venuta dai cittadini, un cambiamento che, ben al di là della questione dell'acqua, investe la volontà di riappropriarsi della prospettiva del futuro sottraendo davvero i “beni pubblici e comuni” (l’acqua certamente, ma nondimeno anche l’ambiente tutto e il territorio, la formazione primaria e altro ancora) al rischio mortifero di dissipazione e di mercificazione cui il libero mercato lasciato a sé stesso ci espone.
Ciò chiama evidentemente in causa gli strumenti con i quali si esercita il controllo collettivo e le forme con le quali si realizza una gestione che sappia sottrarsi alla logica del profitto fine a sè stesso ma che la tempo stesso sia adeguata a realizzare gli obiettivi di gestione attiva dei beni di cui si discute. L'acqua, come oggi ormai ogni altro bene, non è più soltanto un bene dato in natura e nessuno, tanto meno a Ferrara, beve da un ruscello di montagna e può ragionevolemente pensare che senza un accurato e anche costoso processo industriale (e proprio per questo serve una assennata, equa e previdente gestione pubblica dell'intero processo) si dia oggi una reale fruibilità di questo bene per tutti i cittadini.
La ricerca di queste risposte non avviene nel vuoto: ma nel mezzo di una crisi drammatica del paese che coinvolge in misura mai conosciuta in precedenza la finanza pubblica e quella locale, e in un contesto contrassegnato da un assetto specifico della gestione dei servizi pubblici locali segnato nella nostra realtà cittadina dalla presenza di un complesso industriale e finanziario quale è Hera, controllato dai maggiori enti locali della regione attraverso un patto di sindacato che viene ora a scadenza. Una Società attraverso la quale passa tra l'altro non solo la gestione dell'acqua ma anche quella dei rifiuti e larga parte del rifornimento energetico delle città. E ancora caratterizza il momento la decisione della Regione di accorpare a livello regionale le autorità di controllo e programmazione per acqua, ambiente e rifiuti (ATO) con tutte le implicazioni che ciò può avere sia sulle definizione delle politiche tariffarie che sul rapporto con i cittadini.
E' con questo contesto, con le sue inevitabili complessità, che la ricerca delle risposte alle domande di equità e cambiamento deve confrontarsi se non vuol perdere l'occasione di alimentare con la partecipazione dei cittadini un processo reale di rinnovamento della politica e della vita civile della nostra comunità.
SINISTRA APERTA PER FERRARA