cittadini, medici, infermieri e personale sanitario si confrontano
Scritto da RedazioneIntroduzione di Liliana Guidetti (Sinistra Aperta) all'incontro del 9 giugno2011
Sinistra Aperta è nata nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2009. Ha raccolto la fiducia dell’elettorato entrando nella maggioranza di governo con un consigliere comunale e cercando poi, nei due anni seguenti, di affrontare con spirito critico e proposta politica concreta (come dicono le Madri de Plaza de Mayo descrivendo la sostanza della propria azione politica, “passando dalla protesta alla proposta”) alcuni temi fondamentali per la nostra città e per la vita pubblica del nostro Paese.
Tra i diversi temi affrontati, il Testamento Biologico richiede strumenti ed indicatori culturali precisi per comprendere il significato di dignità, libertà, autodeterminazione individuali e del loro valore collettivo, e non c’è dubbio che la Bioetica è fondamentale per saper leggere problemi e risorse della società contemporanea e, come nessun altro sapere, aiuta oggi ad entrare nel merito delle linee guida che caratterizzano i sistemi di cura e assistenza. Il senso delle tante battaglie nazionali e locali sul Testamento Biologico che ispira Sinistra Aperta mette in primo piano le garanzie verso persone in situazioni di grave disagio per indicare “la misura” del grado di civiltà sociale.
Da tre mesi abbiamo così il Registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento presso l’URP del Comune di Ferrara e Sinistra Aperta ha disposto un servizio di consulenza alla cittadinanza. 32 persone hanno depositato il loro testamento biologico ed altre 5 si sono prenotate per questa settimana. Queste persone hanno fatto un percorso intimo non semplice e sono pienamente consapevoli che il ddl Calabrò, in discussione alla Camera, mira ad invalidare proprio quei testamenti che contengono disposizioni anticipate per l’interruzione dei trattamenti medici. Le stesse persone restano tuttavia convinte che lasciare indicazioni ora, nel pieno delle proprie facoltà, per allora in situazione di no-competent circa il cosa fare o non fare sui propri corpi, sia l’unico strumento per tutelare il diritto all’autodeterminazione ed un modo per sostenere i medici ed il personale sanitario nelle complesse decisioni che devono prendere di fronte a situazioni estreme, per governare il senso stesso del Consenso Informato.
La politica istituzionale, in questo ambito, ha mostrato e continua a mostrare, spesso con campagne mediatiche grottesche lacune ed una generale superficialità.
Sinistra Aperta si propone di collaborare a livello locale con organismi ed istituzioni territoriali per costruire una cultura del fine vita che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile. Molti studiosi, pur nella diversità del rapporto che ciascuno di loro ha nei confronti della tecnica, esprimono la predominante opinione che costruire una nuova cultura della morte sia una grande opportunità per l’umanità.
Aldo Schiavone che pensa ad un nuovo umanesimo, dice: “la potenza della tecnica non si esorcizza immaginando paletti e confini alla libertà della ricerca, bensì accrescendo il senso e gli strumenti della nostra responsabilità. (..) Non è la tecnica a correre troppo in fretta, è il resto della nostra civiltà ad essere rimasta indietro. Come si esce da questo ritardo? Non bloccando la ricerca o l’innovazione, ma aumentando la potenza del pensiero che a quella ricerca deve dare significato sociale, un senso collettivo, una prospettiva, una misura”.
Viviamo in un’epoca di antidestino per Remo Bodei e l’autonomia della scienza è “una sorta di profilassi” che ci prepara a prendere decisioni su cose che in passato dovevano essere accettate come inamovibili.
E’ fuori discussione per tutti questi pensatori che la libertà dell’uomo è cresciuta ed è individuale. Roberta de Monticelli esorta a non averne paura dal momento che la libertà individuale è alla base della morale e, dice: “la questione fondamentale sta nel credere che nessun uomo è più competente degli altri in materia morale”.
Mentre questi ed altri pensatori scrivono libri, articoli sui giornali, insegnano nelle università, parallelamente i paradigmi cui i vertici della politica fanno riferimento in Italia, testimoniano un’insopportabile pigrizia ed un pericoloso sentimento di onnipotenza.
“Biopolitica”, “agenda etica”, sono questi i termini per utilizzati dagli Odg della Camera dei Deputati, inquietante confusione perché in questo modo la politica rinuncia a dotarsi degli strumenti per comprendere la società, pretende di presidiare la ricerca scientifica e di inchiodare le professionalità con la normativa ed il burocratismo (più o meno tecnologico). Un progetto autoritario, destinato a creare scontri su un terreno dove il rispetto delle scelte della persona dovrebbe essere massimo, dove la regola giuridica dovrebbe essere libera da ipoteche ideologiche.
Stefano Rodotà, nel capitolo del suo libro “La vita e le regole” dove affronta il tema del “Fine Vita”, inserisce queste parole di Ernst Bloch ”nessuno vive perché lo vuole, ma una volta che vive lo deve volere” (Diritto naturale e dignità umana.1961), parole capaci di restituire come ogni persona, ogni giorno, in qualunque parte del mondo fa i conti con questa semplice verità. Le persone migrano per costruire un progetto di vita, impattano con le diversità sessuali e la differenza di genere, affrontano desiderio e diverse possibilità di procreare o crescere figli non biologici, cercano relazioni umane e forme di convivenza basate sull’amore ed il rispetto reciproco, si ispirano a diverse religioni, aspirano ad un tempo più lungo della vita sapendo che cambiano continuamente spazio e modi delle scelte e che, contemporaneamente, può includere varie forme di disabilità ed intermittenti condizioni di fragilità sociale, imparano continuamente a mediare tra passato-presente-futuro...
Condividiamo, ancora, questo pensiero di Rodotà: “le rivoluzioni scientifiche e tecnologiche degli ultimi tempi hanno dilatato la portata della vita con una intensità che ne ha modificato il significato e posto il problema dell’accettabilità etica, sociale, giuridica della tecnica. Quando si discute di fine vita, allora, e ci si interroga intorno alla possibilità di intervenire sui tempi e sui modi di essa, questo non accade perché una deriva culturale ha impoverito il significato dell’esistenza, ma perché la realtà ci impone di considerare e regolare situazioni che, ancora ieri, sarebbero state risolte dalla natura e dalle sue “leggi”; non dobbiamo registrare passivamente il nuovo dato di realtà, ma s’impone una valutazione che, ormai, deve avere i suoi punti di riferimento nei principi di dignità, eguaglianza, autonomia, senza cedere alla tentazione di riferirsi soltanto ad una nozione di vita ridotta alla sua misura biologica”.
Non ci serve quindi un'agenda “etica” né una “Biopolitica”, ma è invece assolutamente indispensabile un’agenda “politica” che coprenda i temi della Bioetica ed acquisire conoscenze per leggere ed interpretare lo straordinario cambiamento antropologico spinto dal bisogno delle persone ad autodeterminarsi, confrontandosi a viso aperto con la vita e quindi anche con la disabilità, con la morte.
Per questo tentiamo come Sinistra Aperta iniziative “politicamente inusuali” come quella di oggi, qui alla Camera del Lavoro, insieme alla CGIL. Mettere insieme semplici cittadini e professionisti della sanità, in una sede sindacale, intorno ad un tema complesso com’è il fine vita è un segnale di responsabilità condivisa. Vedremo insieme come proseguire.
Per questo ci siamo rivolti ancora a Mario Riccio, medico, specialista in anestesia e rianimazione e componente della Consulta di Bioetica di Milano, pubblicamente conosciuto per l’aiuto che ha saputo dare a Piergiorgio Welby nel momento più alto e difficile della sua vita, e che a partire dalla particolarità delle singole esperienze ne propone il valore collettivo e ne fa traccia preziosa per percorsi di conoscenza comune.
A due anni dalla primavera 2009 quando Sinistra Aperta ha fatto il suo ingresso in Consiglio Comunale a Ferrara, ma anche evidentemente a poco più di due anni dalla prossima scadenza elettorale locale, SINISTRA APERTA ha riunito prima di Pasqua i propri iscritti per fare un primo bilancio dell'esperienza amministrativa del nuovo governo locale e insieme per guardare in avanti e definire temi e problemi su cui concentrare la propria azione politica nella seconda metà della legislatura.
Sensazione non eludibile e, temiamo, largamente condivisa nella città, sul primo metà mandato dell'Amministrazione comunale è di parziale delusione e insieme di grave preoccupazione per il futuro. Se infatti non vi è dubbio che le difficoltà di bilancio causate dalla politica del governo nazionale e, più in generale, il protrarsi della crisi economica, abbiano pesato fortemente sull'azione del governo locale, in modo altrettanto chiaro emergono almeno 2 aspetti di grave e crescente preoccupazione:
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con il venir meno dei trasferimenti e delle risorse finanziarie sono state archiviate prima l'idea del “patto per lo sviluppo” poi la prospettiva di “Ferrara città d'arte e di cultura”, ma è ancora poco chiara da parte del governo locale una nuova proposta in grado di disegnare in modo coerente e capace di consenso la Ferrara del futuro e, in assenza di una prospettiva chiara e convincente, aumentano di giorno in giorno i particolarismi e il rischio concreto che disagio e tensioni sociali giungano a pericolosi punti di rottura.
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Sindaco e Giunta, che pure appaiono vicini e capaci di dialogo con la società civile ferrarese, rispondono di volta in volta a spinte e bisogni contrapposti senza rendere evidente un progetto di futuro possibile per la città e conseguenti scelte politiche da portare avanti con determinazione. Particolarismi e frantumazione, anche a sinistra, sembrano essere il segno dominante all'interno della società ferrarese e dall'Amministrazione non viene un contributo capace di ridisegnare ruoli e assegnare funzioni politiche nuove per soggetti politici e sociali diversi rispetto alle rappresentanze elettive e i partiti e si limita a registrare, e al massimo a denunciare, il disastro sociale ed economico cui la scellerata compagine governativa berlusconiana sta portando il nostro Paese senza prendere su di sè quel ruolo di guida materiale e ideale dell'opposizione e della resistenza ad esso che tante volte in passato le Amministrazioni locali sono state invece in grado di assumersi con senso responsabilità politica per la propria comunità locale.
In questo quadro l'impegno di SINISTRA APERTA negli anni che ci separano dal rinnovo amministrativo locale sarà prevalentemente rivolto in due direzioni: a dare spessore e continuità nei prossimi mesi alle azioni intraprese in tema di testamento biologico e trasparenza amministrativa e a lavorare da dopo l'estate su tre grandi questioni che appaiono certamente prioritarie per il futuro della nostra città.
Sul Testamento Biologico, in coerenza con il metodo fin qui seguito e che ha portato alla recente istituzione del registro Comunale dei Testamenti Biologici, SINISTRA APERTA rende da oggi operativo un servizio ai cittadini di informazione e consulenza, mettendo a disposizione un indirizzo mail e un numero telefonico espressamente dedicati a coloro che desiderano aiuto per organizzare la documentazione e seguire le procedure per presentare la propria dichiarazione anticipata di volontà. Il servizio di consulenza prevede anche la possibilità per chi lo desidera di un incontro con persone esperte presso la sede del Gruppo consigliare comunale di Sinistra Aperta e viene da oggi adeguatamente pubblicizzato attraverso una apposita cartolina informativa e il sito dell'associazione (www.sinistraperta.org).
Per quanto riguarda il tema della Trasparenza Amministrativa sono attualmente in corso contatti e momenti di confronto con le forze politiche che con Sinistra Aperta condividono la responsabilità del governo locale ferrarese per giungere a una determinazione comune che rappresenti un reale miglioramento delle procedure attualmente in essere e che comunque preveda quello che a giudizio di Sinistra Aperta rappresenta a tutti gli effetti un punto irrinunciabile, vale a dire l'adozione di procedure di audizione preventiva in commissione consiliare delle persone che vengono proposte dal Sindaco a ricoprire cariche di responsabilità politica e/o amministrativa di rilievo pubblico.
Per il futuro la scelta di Sinistra Aperta sarà quella di concentrare le proprie risorse politiche ed umane da qui al termine della legislatura su tre grandi questioni, certamente determinanti per Ferrara e i suoi cittadini:
1. per un impegno forte e rinnovato teso a dare un futuro alle nuove generazioni, investendo risorse ed energie nella formazione delle intelligenze e difendendo e ampliando lo spazio della scuola pubblica
2. per una città dove sia bello vivere, accogliente e capace realmente di prendersi cura di tutte le persone che la abitano, in tutte le diverse fasi della loro vita
3. per superare le frammentazioni e i campanilismi che ancora contraddistinguono la sinistra ferrarese, facendo realmente rete e aumentando collaborazione e coesione tra le tante forze della società civile ferrarese che guardano al futuro.
Una mostra per valorizzare tutti i progetti del Meis
Scritto da Redazione21-01-2011
In questi giorni la commissione di esperti presieduta dal direttore regionale dei Beni Culturali Carla Di Francesco ha iniziato l'impegnativo lavoro di esame e valutazione degli oltre cinquanta elaborati relativi al costruendo Museo Nazionale dell'Ebraismo e della Shoah. Ho avuto da lei conferma che il livello dei progetti è molto elevato ed è per questo che mi sento di proporre a coloro che in questi giorni stanno vivendo con passione e professionalità una fase importantissima per il futuro del museo, agli operatori culturali e ai miei concittadini, l'idea di esporre pubblicamente tutti i lavori presentati. Una volta terminata la fase di scelta del progetto, una struttura espositiva cittadina, come il Palazzo dei Diamanti per esempio, potrebbe certamente e utilmente ospitare schede, planimetrie, studi di fattibilità e tutto quello che fa parte della documentazione relativa al bando per la realizzazione Meis. Ovviamente condivido questa proposta con coloro, e spero sian o tanti, che vorranno contribuire a promuovere un patrimonio culturale e soprattutto a valorizzare un lavoro che ha visto e vedrà ancora impegnati giovani architetti, ingegneri e ogni genere di maestranze in un'opera che nei prossimi anni diventerà un ulteriore fiore all'occhiello della città.
(articolo tratto dalla newsletter cronacacomune)
Perchè la cultura non si mangia ma nutre le nostre menti
Scritto da RedazioneIl Coordinamento lavoratori precari FLC-CGIL di Ferrara
Con il sostegno del Coordinamento Istruzione Pubblica di Ferrara
organizzano
MERCOLEDI' 15 DICEMBRE
Presso il CIRCOLO ARCI BOLOGNESI P.ZZA S.NICOLO' FERRARA
una serata in difesa della scuola e dell'università pubblica, per la promozione della cultura e per la tutela della conoscenza:
UN PANINO CON DANTE
Musica, Parole, letture e Interventi
Aperitivo ore 20, inizio serata musicale ore 21
MUSICA:
Jazz-Blues CGIL Quintet
Marco Polesinanti: Saxofono
Salvo Pennisi: Clarinetto
Roberto Felloni: Chitarra
Adriano Brunelli: Basso
Stefano Peretto: Batteria
Special Guest: John Strada
Antonio Cavicchi Jazz-Trio
Stereosilva DJ set
PAROLE:
La "Precaria Commedia" raccontata dai "divini precari" della scuola e dell'università.
Letture e interventi: Tommaso Cibinetto, Girolamo De Michele, Mauro Presini, Marco Toscano, Beatrice Trentini, Antonio di Francesco Tiberi e tanti altri.
Per sostenere le lotte dei lavoratori e dei pensionati, e per guardare al futuro dei giovani, la CGIL promuove una grande manifestazione nazionale per il 27 novembre a Roma. Una mobilitazione che segna un passaggio fondamentale nel grande impegno messo in campo dalla CGIL in questo autunno. Un impegno che ha visto la protesta di ampi settori della società: dal modo della conoscenza, a quello del pubblico impiego, per arrivare alla giornata di lotta dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso.
Sabato 27 novembre, la CGIL chiama tutte e tutti a manifestare a Roma, per chiedere più 'diritti e più democrazia', per rimettere al centro il lavoro, la contrattazione, per rivendicare sviluppo, equità e giustizia sociale e per imporre scelte che facciano uscire il Paese dalla crisi. Una crisi che per milioni di lavoratori si fa sempre più insostenibile. Il Governo, accusa la CGIL, nei due anni trascorsi della crisi economica, non si è preoccupato né dell'emergenza occupazionale, né del rilancio del sistema produttivo, l'unica azione avanzata è stato il sistematico attacco ai diritti del lavoro.
Tanti i temi al centro della mobilitazione, innanzitutto il lavoro stabile e dignitoso, minacciato ancor più oggi dall'approvazione del 'collegato lavoro'; la riforma degli ammortizzatori sociali, da tempo proposta dalla CGIL, che possa tenere insieme inclusività, equità nella contribuzione e sostenibilità economica; la contrattazione, che sta subendo un gravissimo attacco con le scelte della FIAT, di Federmeccanica e del Governo. Altri temi centrali: l'equità fiscale, il welfare, il Mezzogiorno, il diritto alla conoscenza.
Due i cortei previsti nella capitale, che partiranno alle ore 9 da Piazza della Repubblica e Piazzale dei Partigiani e che insieme confluiranno a Piazza San Giovanni. Una manifestazione dopo la quale, come ribadito dal Comitato Direttivo del 16 e 17 settembre, “misurate le risposte”, la CGIL “deciderà la prosecuzione della mobilitazione ed il sostegno alla Piattaforma, anche attraverso lo Sciopero Generale”.
(fonte: http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14888 )
La Comunità Pakistana è contro ai matrimoni imposti.
Scritto da RedazioneLA COMUNITA PAKISTANA CREDE NELLA PARITA' UOMO E DONNA.
La comunità pakistana di Modena e Reggio Emilia , non trovano le parole per esprimere la propria rabbia ed il proprio sdegno per il drammatico omicidio di Shenaz Begum per aver difeso la figlia Nosheen Butt dal padre che la voleva costringere ad un matrimonio imposto.
Noi crediamo che questi episodi isolati di violenza contro le donne infrangano il lavoro sincero degli immigrati che hanno la volontà di convivere con le tradizioni del paese ospitante, distruggano l’immagine della maggioranza degli immigrati che è contro la violenza e crede nella parità uomo e donna, interpretino male le tradizioni degli immigrati stessi.
Crediamo che fare il padrone dei propri figli non abbia niente a che fare con nessuna religione e nessuna cultura civile.
Nella legge pakistana un matrimonio combinato o una promessa di matrimonio di un minorenne non ha nessun valore giuridico.
Secondo la religione Islamica, praticata dal 97% degli abitanti nel Pakistan, ‘’chi ammazza un essere umano è come se ammazzasse tutta l’umanità.’’
La religione e la tradizione islamica non dicono che il matrimonio va imposto o combinato.
Questi casi, seppur isolati, ci preoccupano per il nostro futuro in Italia. I casi isolati vanno isolati.
Noi riteniamo che questa cultura che prende di mira le donne e che fino a pochi anni, fa era presente in molte parti del mondo, vada combattuta insieme.
Dobbiamo cercare tutte le soluzioni possibili per sconfiggere questo pensiero non soltanto perché rappresenta un problema di convivenza tra i cittadini immigrati e gli italiani, ma perché crediamo alla sacralità della vita e alla parità tra uomo e donna.
Se il caso di Nosheen, in cui la madre ha difeso la figlia(cosa che non si era vista nel caso di Hina di Brescia e Saana di Pordenone) dà una segnale chiaro che la metà del nostro cammino è stata fatta, ora ci manca un altro pezzo che dobbiamo fare tutti insieme, prendendo le distanze dalla mentalità malata che crede nella supremazia dell’uomo.
L’Associazione Pakistana di Reggio Emilia e la comunità pakistana condannano duramente questa idea ed esprimono tutta la solidarietà a Nosheen.
I rappresentanti dell’Associazione Pakistana di Modena e Reggio Emilia, saranno presenti a Novi di Modena alla fiaccolata di venerdì, organizzata dal Comune e Commissione pari opportunità contro ogni tipo di violenza e per solidarietà con Nosheen.Presidente dell’Associazione Culturale “Centro Minhaj-ul-Quran”
Presidente dell'Associazione Pakistana di Reggio Emilia
Presidente dell'Associazione M.L.N.W.
A chi parla Nichi Vendola?
In compagnia di questa domanda a metà luglio sono partito per Bari per partecipare agli “stati generali” delle Fabbriche di Nichi assieme a tre giovani ferraresi, una piccola comitiva variegata per età ed esperienza unita però dalla comune curiosità di conoscere da vicino uno dei più vivaci luoghi di partecipazione politica degli ultimi anni.
Siamo così arrivati in Puglia nel pomeriggio di venerdì 16 in tempo per il primo discorso di Vendola e i primi seminari. Sabato 17 luglio è stata tutta una giornata di incontri, mentre domenica mattina abbiamo partecipato assieme a molte centinaia di persone al discorso conclusivo con cui Vendola si è candidato alle primarie 2013. Tutto si è svolto in un assolato campeggio alle porte di Bari, in spazi di incontro allestiti sotto gli eucalipti, anche se con molti computer e telecamere. Sia venerdì che domenica Vendola ha parlato su un palchetto improvvisato con il mare alle spalle, all’ombra di un grande albero ma con un caldo comunque devastante. Al suo fianco sul palco sempre e solo la traduttrice nel linguaggio dei segni a conferma di quanto l’attenzione alla disabilità sia centrale nel suo pensiero politico.
La sua ricerca insieme di parole e di pratiche politiche innovative o meglio, come Vendola ama dire, di un “nuovo vocabolario per la politica capace di raccontare la vita” delle persone, in carne e ossa, nelle sue gioie come nei suoi dolori, si accompagna sempre in lui ad una grande attenzione comunicativa ed egli attinge a piene mani a figure, immagini e racconti della migliore tradizione della sinistra e di un sentimento religioso in cui riecheggiano forti e vivi l’insegnamento di Tonino Bello e il pensiero conciliare. Non so se in futuro egli riuscirà a evitare una eccessiva personalizzazione ma in questo momento egli indubbiamente esprime una sintesi felice (purtroppo estremamente rara oggi anche a sinistra) di riflessione politica alta, grandi capacità di intervenire con efficacia e tempismo nel dibattito politico e, insieme, un rimando coerente, continuo e sincero tra dimensione personale privata e sfera pubblica, come se la politica che deve “reincontrare la vita” non potesse farlo senza anche un vero rimettersi in gioco di tutti i suoi attori, lui per primo.
Al di là di Vendola, Bari è stata anche l’occasione per cercare di capire attraverso i seminari qualcosa di più delle Fabbriche di Nichi di cui l’appuntamento pugliese di metà luglio rappresentava un primo decisivo momento di verifica della vitalità di un’esperienza indubbiamente ancora molto giovane e che punta esplicitamente sui giovani per crescere e svilupparsi.
Personalmente ho scelto tra i tanti di partecipare per prima cosa ad un seminario sulle nuove forme di comunicazione politica sul web e sui cosiddetti strumenti di “social network”, come facebook e YouTube, tutti ambiti in cui il gruppo di Vendola ha dimostrato di saper lavorare in modo magistrale anche in occasione dell’ultima campagna elettorale regionale impegnandosi in una ricerca accurata, curiosa e intelligente di ogni possibile integrazione e rinforzo reciproco tra le forme di comunicazione politica tradizionali fondate sul contatto interpersonale (dal lavoro porta a porta sul territorio al comizio) e gli strumenti di azione politica messi a disposizione dalle tecnologie informatiche e dalle forme nuove di comunicazione sociale che esse consentono.
Il secondo seminario cui ho preso parte è stato invece interamente dedicato alla politica americana e all’esperienza di Obama, verso cui l’attenzione di Vendola e delle Fabbriche è comprensibilmente molto alta. Anche Obama intreccia infatti coraggiosamente esperienza personale e riflessione politica e lavora incessantemente e con cura a riallacciare i fili di “un racconto condiviso” che dia al popolo statunitense il senso di un percorso comune al cui centro stanno, in primo luogo, un rinnovato senso di responsabilità civile (perché non si danno “diritti” per nessuno che non siano ad un tempo “doveri” per altri) e una forte valorizzazione dell’intervento pubblico, entrambi temi sui quali egli si contrappone frontalmente al pensiero della destra americana.
Come reagire ad un’egemonia vera della destra, culturale prima ancora che politica, è peraltro il nucleo centrale del percorso di ricerca politico di Vendola e delle Fabbriche: serve un “vocabolario” nuovo, serve un “racconto condiviso”, serve un lavoro rigoroso, disciplinato e di lunga lena di ri-costruzione di un pensiero politico capace di rappresentare davvero un’alternativa a tutto tondo al pensiero di Berlusconi che ha corroso a fondo le basi morali del nostro Paese. Senza questo lavoro che richiederà necessariamente anni non è pensabile che sia sconfitta la cultura berlusconiana con tutta la sua volgarità e, nondimeno, capacità di penetrare così a fondo nei pensieri e nei comportamenti collettivi.
Qui con tutta evidenza tocchiamo un nervo scoperto di tutta la sinistra e non è quindi peregrino chiedersi, tanto più dopo la scelta esplicita di Vendola di partecipare alle primarie da cui dovrà uscire lo sfidante di Berlusconi, se le sue parole non siano importanti ed attuali anche al di fuori della terra pugliese. Io credo fermamente di si. Lo credo innanzitutto per la piccola ma significativa esperienza ferrarese di Sinistra Aperta che tante sintonie e punti di contatto indubbiamente ha con la proposta di Nichi Vendola, ma nondimeno sono assolutamente convinto che oggi egli “parla” davvero a tutta la sinistra e a tutti coloro che sono interessati a riallacciare il filo di una ricerca politica comune per il cambiamento.
TULLIO MONINI
Portavoce di Sinistra Aperta per Ferrara
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Il Resto del Carlino del 08/06/2010 ed. Ferrara p. 11 |
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VIA LIBERA a larga maggioranza, ieri in Consiglio comunale, al 'testamento biologico'. Con il voto favorevole della maggioranza (cui si sono aggiunti anche vari esponenti dell'opposizione, da Brandani, Rendine e Zardi del Pdl a Tavolazzi di Progetto per Ferrara, con altre astensioni tra cui Cavicchi della Lega Nord, Cimarelli e Fortini del Pdl), è stata approvata l'istituzione del registro - di cui il Comune sarà depositario - nel quale i cittadini potranno depositare le proprie intenzioni sul 'fine vita' nominando anche un fiduciario delle loro volontà. LA PROPOSTA era stata avanzata da Sinistra Aperta (ora Pdci e Rifondazione la rilanceranno anche in tutti gli altri Consigli comunali della provincia), e nel corso del dibattito - che non ha registrato polemiche - il sindaco Tiziano Tagliani ha lodato fra l'altro il metodo adottato per la discussione, che ha attraversato tutti gli organismi consiliari registrando grande maturità sotto il profilo istituzionale. SI TRATTA comunque di un fatto essenzialmente politico poichè sul 'testamento biologico' è attualmente in discussione, al Senato, una proposta di legge. |
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La Nuova Ferrara del 08/06/2010 ed. Nazionale p. 15 |
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Comune, istituito il registro. Nessun voto contrario Chi risiede nel Comune di Ferrara potrà consegnare il proprio testamento biologico in municipio. Ieri con il voto del consiglio comunale è stato istituito il registro per raccogliere le volontà dei cittadini che desiderano dare disposizioni anticipate sul fine vita. Il tema è quello dei trattamenti sanitari, inclusa l'idratazione e l'alimentazione forzata, ai quali si vuole o non si vuole essere sottoposti in caso di lesioni cerebrali irreversibili. Se in Parlamento la legge sul fine vita langue da ormai due anni e le forze politiche non riescono a trovare una mediazione, a Ferrara il risultato è stato raggiunto con una discussione lunga (prima nel centro sinistra, poi in commissione) ma molto serena nella quale non sono state erette barricate ideologiche da nessuna parte. Il sindaco Tagliani ha sottolineato proprio questo aspetto e ha rivendicato anche il diritto-dovere di «partire dal basso» per affrontare temi delicati e dare risposte ai cittadini. A favore hanno votato Pd, Sinistra aperta, Laici riformisti, Italia dei valori (i gruppi che hanno presentato la delibera), Ppf, Rci, Francesca Cavicchi (Lega), Brandani, Zardi e Rendine (Pdl); si sono astenuti Alex de Anna (Iaf), Giovanni Cavicchi (Lega), Cimarelli («astensione personale, non poolitica) e Fortini (Pdl). Per Civolani (Sa), che ha illustrato la proposta, con il registro del testamento biologico si sancisce «la sovranità di ciascuno di noi sul nostro corpo». «Credo sia giusto - ha aggiunto - dare la possibilità di decicere sul fine vita assicurando la massima libertà individuale e il massimo rispetto di tutte le opinioni». Durante (Lr) ha rammentato che questa libertà viene data gratuitamente (dal notaio si paga per depositare il testamento). Per Zardi (Pdl) è stata trovata una soluzione equilibrata, che avrà però «valore di mera testimonianza». Per Rendine (Pdl) «consentire di esprimere il proprio parere è una bella forma di democrazia, non so che farà il Pdl, ma noi di Vento di libertà voteremo sì». A Fortini (Pdl) pare invece poco utile pronunciarsi su un tema che presto sarà normato da una legge del Parlamento. Molti gli interventi dei cattolici del Pd (Cristofori, Lucci, Talmelli) che hanno variamente argomentato il loro voto favorevole. Per Talmelli il testamento è utile perché facilita il compito del medico e dei famigliari. «Se anche una sola persona potrà avere un beneficio - ha detto Balestra (Pd) - vorrà dire che abbiamo fatto una cosa giusta». Il testamento biologico s'incardina in alcune norme costituzionale e ciò per Sasso (Idv) «dimostra la forza e l'attualità di una Costituzione da tanti criticata». «Questo è un buon giorno per Ferrara» è stato il sigillo di Portaluppi, medico e consigliere del Pd. (m.p.) |
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Caso Stefani, sindaco e giunta non devono chiamarsi fuori
Scritto da Redazione| «Caso Stefani, sindaco e giunta non devono chiamarsi fuori» Il Resto del Carlino del 16/05/2010 ed. Ferrara p. 9 |
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«DESTANO grande preoccupazione i ritardi e le lentezze nell'attuazione del Museo dell'Ebraismo e della Shoah». Il capogruppo di Sinistra Aperta Daniele Civolani interviene nella polemica suscitata dalle dimissioni del direttore scientifico Piero Stefani. Partendo però dalla considerazione che il Museo «rappresenta un'occasione irripetibile per lo sviluppo e la crescita della città. PERCIO', prima ancora che il divorzio tra Stefani e il CdA presieduto da Riccardo Calimani, Civolani dichiara che la «preoccupazione è accentuata dal dubbio che la scelta di collocare il museo nelle ex carceri di via Piangipane da un lato abbia contribuito ad allungare i tempi di gestazione, e dall'altro rischi di appesantire la città di un altro cantiere 'infinito', se avviato senza disporre della copertura finanziaria necessaria a portarlo a termine». Il quadro si complica, afferma il capogruppo di Sinistra Aperta, a «seguito dell'emergere dei gravi conflitti tra direttore e presidente della Fondazione. Le dimissioni di Piero Stefani si configurano come una perdita grave per il Meis e per il rapporto tra il nuovo museo e la città. Nonostante i toni aspri del conflitto emerso, non riteniamo giusto assumerle come semplice dato di fatto, senza un approfondimento adeguato che aiuti la città a capire la natura reale dei problemi e verificare fino in fondo la possibilità di una ricomposizione che possa restituire a Piero Stefani il ruolo che merita». DI QUI anche il richiamo al sindaco Tiziano Tagliani, che ha dichiarato di dispiacersi dell'accaduto ma di non poter entrare nel merito di vicende che riguardano essenzialmente il CdA: «Riteniamo invece che spetti soprattutto al Comune e ai suoi massimi rappresentanti farsi carico di ogni azione utile al rapido e costruttivo superamento delle difficoltà - conclude Civolani -, solo così il progetto del Museo può acquistare lo slancio e la concretezza necessari, basate su risorse reali, per il bene della città». |
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Rassegna stampa