Redazione

Redazione

Venerdì 09 Marzo 2012 11:53

Le iniziative di Sinistra Aperta

Di seguito le principale iniziative organizzate da Sinistra Aperta nel 2011.

Stiamo preparando il calendario degli eventi pubblici per il 2012.

Martedì 20 Dicembre 2011 18:24

Non scherziamo con l'acqua!

Intervento di Daniele Lugli - Difensore Civico della regione Emilia-Romagna - al seminario organizzato da Sinistra Aperta il 16 dicembre 2011

Volentieri porto modeste considerazioni introduttive all’iniziativa, che mi pare ben caratterizzata dall’invito. Si sottolinea infatti l’importanza del referendum per la mobilitazione civile e la straordinaria partecipazione che lo ha contraddistinto, per la tematica dei beni comuni introdotta, nei termini della più attenta tutela, quali beni essenziali alla vita delle comunità, da sottrarre perciò alla pura logica del profitto e del mercato, con semplice delega alle multi utility.

Da ciò si deriva l’esigenza di delineare percorsi per un controllo collettivo e una gestione pubblica efficace, nel mezzo di una crisi di ampiezza e profondità non ancora esplorate, che intanto sottrae risorse e capacità decisionali alle autonomie locali.
Sono Difensore civico della nostra Regione e secondo lo Statuto questo organo, autonomo e indipendente, è posto a garanzia dei diritti e degli interessi dei cittadini nonché delle formazioni sociali che esprimono interessi collettivi e diffusi. Svolge funzioni di promozione e stimolo della pubblica amministrazione.

 Partiamo dunque dalla garanzia dei diritti. I cittadini, col referendum, ne hanno esercitato uno essenziale: il solo che si riferisce alla democrazia diretta, alla possibilità di intervenire, sia pure nelle forme del referendum abrogativo, incidendo sulla legislazione e perciò sul quadro in cui si inscrivono le politiche. Dell’istituto si erano recitati motivati de profundis dopo il fallimento di una serie di appelli referendari. Torna invece a risplendere la gemma della Costituzione, per usare una definizione di Norberto Bobbio. Già questa considerazione ci fa guardare con particolare attenzione alla volontà che vi si è espressa.

A ciò si aggiunge che al centro del quesito si poneva il tema della tutela dei beni fondamentali, dei beni comuni (common goods) o più precisamente, per usare la terminologia e la riflessione di Luigi Ferrajoli, del primo dei beni sociali. Sono infatti beni fondamentali correlativi a diritti fondamentali: i beni per­sona­lissi­mi, liberi cioè da violazioni, appropriazioni, utilizzazioni da parte di altri: come gli organi del corpo umano, la cui integrità è tutt’uno con la salvaguardia della persona e della sua dignità (e mi piace ricordare la bella iniziativa di Sinistra Aperta sul c.d. biotestamento); i beni comuni, consistenti in immunità da devastazioni e saccheggi e anche nel diritto di tutti di accedere al loro uso e godi­mento: aria, clima, beni ecologici del pianeta, dai quali dipende il futuro dell’umanità; infine i beni sociali, oggetto di diritti sociali alla sussistenza e alla salute: acqua, alimen­ti di base, far­maci es­senziali…

La prima planetaria emergenza è quella dell’accesso all’acqua potabile, accesso necessario, non sufficiente, per l’instaurarsi del primo diritto che è quello alla sussistenza. L'acqua potabile non è più un bene naturale, né tanto meno un bene comune naturalmente accessibile a tutti. “Nessuno, tanto meno a Ferrara, – è scritto nell’invito - beve da un ruscello di montagna e può ragionevolmente pensare che senza un accurato e anche costoso processo industriale (e proprio per questo serve una assennata, equa e previdente gestione pubblica dell'intero processo) si dia oggi una reale fruibilità di questo bene”. E noi siamo anche in questo privilegiati: più di un miliardo di persone non hanno la possibilità di accedervi e milioni di persone muoiono per questo ogni anno. L’acqua, infatti, è diventata un bene scarso per più motivi, disputato e oggetto di conflitti. Le massicce privatizzazioni delle risorse idriche ne fanno beni patrimoniali, mentre se ne richiede la garanzia come beni fondamentali. Da ciò la considerazione dell’acqua potabile come un bene pubblico, sottoposto – scrive Ferrajoli – “a un triplice statuto: l’obbligo della sua distribuzione gratuita a tutti nella misura necessaria a soddisfare i minimi vitali (calcolata in almeno 40 o 50 litri al giorno per persona); il divieto delle sue distruzioni e degli sprechi; la tassazione infine, su basi progressive, dei consumi eccedenti il limite minimo”. Le disposizioni, che il giurista vede necessarie su un piano internazionale per proteggere le risorse idriche del pianeta, evitarne sprechi ed inquinamenti, con tassazione dei consumi eccedenti i minimi vitali e con distribuzione capillare a tutti dell’acqua potabile, dovrebbero essere di immediata applicabilità nei Paesi più sviluppati. L’esito referendario questo suggerisce.

 

Lo sbocco della sottrazione di questo bene essenziale per la vita delle comunità alla pura logica del profitto e del mercato, con ritiro della delega alle multi utility, comporterebbe infatti, secondo i promotori del referendum, il ritorno alla gestione attraverso enti di diritto pubblico, l’erogazione gratuita di un primo contingente di 50 l/giorno a testa, la creazione di un “fondo per la ripubblicizzazione del servizio idrico” a carico della fiscalità generale.

Qui occorre fare i conti con un’obiezione. La riprendo da un intervento su Repubblica del 6 dicembre di Alessandro De Nicola, docente della Bocconi e Presidente dell’Adam Smith Society. È bene vendere i beni pubblici e non solo per far cassa, ma perché il mercato funziona comunque meglio della gestione pubblica, sostiene De Nicola. E’ un’evidenza per la quale gli basta nominare Finmeccanica, Alitalia, Tirrenia, molti acquedotti pubblici, Rai Fincantieri per concludere che le aziende in mano al Leviatano ( e anche ai suoi piccoli, suppongo) possono ingenerare perdite enormi, che poi devono essere coperte dal contribuente. Le aziende pubbliche funzionano quindi peggio delle private anche prescindere dalla corruzione. De Nicola non si occupa del referendum, ma se le sue osservazioni hanno qualche fondamento e se Carta europea e Mastricht affermano che “L’Italia è un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza” gli esiti di un referendum, pur così importante, non possono prescindere dal contesto in cui si inseriscono. E anche dalla legislazione complessiva sui servizi pubblici vigente nel nostro Paese.

A dare manforte al De Nicola, nella pagina di fronte dello stesso quotidiano, trovo Tagliare tasse e spesa di Alberto Bisin, professore al Department of Economics, New York University. Per carico fiscale talloniamo Svezia e Danimarca, non però nella qualità dei servizi. Per i servizi pubblici impieghiamo il 50% del Pil, mentre agli altri Paesi costano il 20 o al massimo il 30% del Pil, con standard non inferiori e spesso superiori. Senza entrare in particolari non sembra che brilliamo in qualità nella gestione pubblica, sia al centro che in periferia. Del resto l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua è stato voluto e propiziato anche da un funzionamento complessivamente non soddisfacente dell’assetto precedente. L’idea era quella di coinvolgere il privato senza che l'acqua diventasse "dei privati". Le risorse per adeguare gli impianti non più assicurate da interventi statali e fiscalità sono state cercate nel mercato. Si è voluto “modernizzare” il settore, trasferire l'onere dalla fiscalità alle tariffe pagate dagli utenti. L’aumento delle tariffe è stato principalmente a ciò dovuto e non al processo di “privatizzazione” in quanto tale. I risultati non sono però stati entusiasmanti, come in numerose privatizzazioni, con buona pace di Bisin e De Nicola.

Lo sbocco finale verso il quale portare la gestione dell’acqua potabile, dell’intero ciclo integrato sarebbe meglio dire, richiede quindi molta attenzione perché sia utile, praticabile e sostenibile. In questo quadro si pone il problema di cosa sia possibile coerentemente fare a livello centrale e nella realtà locale a diversa scala.

 

Nell’invito si afferma infatti l’esigenza di delineare percorsi di controllo collettivo e gestione sottratta alla logica del profitto e adeguata a realizzare gli obiettivi. Non è facile. Se non lo si è fatto in passato quali prospettive vi sono che ciò avvenga meglio in futuro?

Chiunque abbia la gestione ha il problema delle risorse ingenti per investimenti e manutenzione. Di “un accurato e anche costoso processo industriale” parla, come si è ricordato, l’invito. Il gestore ha bisogno di “regole” certe e stabili nel tempo per poter programmare uno sviluppo industriale corretto in particolare laddove, come nel Servizio Idrico Integrato, sono richiesti ingenti investimenti – dice Hera, ma l’esigenza è valida quale che sia il gestore.

Inoltre in causa non è, come abbiamo visto, la sola gestione del servizio idrico nel suo ciclo integrato – distribuzione dell’acqua, fognature, rifiuti e riciclaggio – ma l’integrazione della gestione dei servizi idrici con il governo complessivo della risorsa acqua (dolce) a livello di bacino idrografico. Noi, che beviamo l’acqua del Po, lo sappiamo benissimo.

Torniamo per un momento a cosa è avvenuto con il referendum. Con il sì al primo quesito si è cancellato l’obbligo di privatizzare il servizio idrico imposto ai Comuni dall’art. 23 bis del cosiddetto decreto Ronchi (Andrea non Edo). Con il sì al secondo quesito si è tolto alle imprese gestrici il godimento di un profitto minimo del 7% da caricare sulle tariffe, a copertura degli interessi sugli investimenti.

Già ristabilire una disciplina coerente colmando i vuoti, senza tradire lo spirito referendario, è complesso e richiede iniziative a più livelli: nazionale, regionale e locale. Non ho su questi aspetti alcuna conoscenza particolare. Nulla mi azzardo a dire su quello che avverrà a livello nazionale. Solo ricordo che l’esito dell’altro referendum sul quale si è votato, il no al nucleare, non ha impedito al Ministro di riproporre l’esigenza del nucleare stesso. Possiamo aspettarci la lettura più riduttiva delle conseguenze da trarre dal referendum.

La Regione dal canto suo accorpa gli ATO e cambia le modalità di vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani, fin qui affidata ad un’Autorità regionale, con la quale ho bene collaborato nella garanzia dei diritti degli utenti.

L’articolo 3 Politiche ambientali, dello Statuto regionale recita:

1. La Regione, al fine di assicurare le migliori condizioni di vita, la salute delle persone e la tutela dell'ecosistema, anche alle generazioni future, promuove:

a) la qualità ambientale, la tutela delle specie e della biodiversità, degli habitat, delle risorse naturali; la cura del patrimonio culturale e paesaggistico;

b) la conservazione e la salubrità delle risorse primarie, prime fra tutte l'aria e l'acqua, attraverso la tutela del loro carattere pubblico e politiche di settore improntate a risparmio, recupero e riutilizzo…

La rilettura di questo articolo, magari integrato dall’esplicito riconoscimento del diritto all’accesso per tutti, alla luce anche dell’esito referendario, può fornire indicazioni per modificare e migliorare le politiche di settore fin qui seguite.

Così non è senza significato che i Comuni, e anche il nostro, indichino nel proprio Statuto l’acqua potabile come bene fondamentale, al quale corrisponde un diritto fondamentale di ogni persona, da garantire con forme di gestione sempre più adeguate e coerenti a questa caratteristica. Non è senza significato che il nostro Comune, né impotente, né onnipotente, dia il proprio contributo nella ricerca delle forme praticabili e migliorabili di gestione, nel confronto con la Regione e con gli altri Comuni.

 

Vi sono proposte possibili e responsabilità differenti ai diversi livelli di governo. La crisi che attraversiamo accentua le difficoltà, ma assieme accentua la necessità di trovare risposte non effimere e condivise. Mi piace chiudere con una nota di speranza. La prendo ancora da Luigi Ferrajoli, che vede in questa situazione “un’opportunità per rifondare la politica perché i beni comuni hanno questa straordinaria capacità di accomunare, hanno la straordinaria capacità di unificare… Le politiche e la cultura dei beni comuni hanno a che fare non soltanto con l’uguaglianza, valore universale, ma anche con il futuro e con la nostra stessa sopravvivenza”.  E’ un’opportunità tutta da cogliere, difficile ma non impossibile, se la mobilitazione referendaria sa mantenersi e crescere in diffusione di competenza tra le persone e in costruzione di un’opinione pubblica informata e consapevole, se il “se non ora quando” delle nostre compagne di vita non si esaurisce in pur importanti manifestazioni, se ciascuno può ripetere finalmente, con i ragazzi di don Milani, “ ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”, che in questo caso neppure funzionerebbe. Non è impossibile pensare che una spinta alla partecipazione consapevole, alla democrazia, alla politica possa avere un impulso a partire dalla consapevolezza dei beni comuni da conservare e migliorare. E che questo possa avvenire in rapporto ai Comuni, dal nostro intanto, come le istituzioni che sentiamo, se non vicine, meno lontane dalle altre. Non occorre di meno. Solo cittadini partecipi e consapevoli possono indirizzare, sostenere, controllare le scelte difficili che impegneranno la nostra amministrazione comunale. Solo da questa base possono trarre forza e ispirazione gli uomini e le donne che, per elezione o impegno di lavoro, hanno il compito di tradurre in atti concreti l’indicazione referendaria. Quando queste condizioni si verificano rappresentanti e lavoratori comunali sanno dimostrare di non essere né “casta” né “fannulloni”.

la riflessione di Sinistra Aperta e la prospettiva cui occorre lavorare

 I referendum sui servizi pubblici locali sono stati una occasione di straordinaria partecipazione e il loro esito, al di la del contenuto tecnico dei quesiti, ha affermato una ampia e diffusa sensibilità dei cittadini per la tutela dei beni comuni, una rinnovata volontà di controllo pubblico sulla loro gestione, un chiaro indirizzo a sottrarre beni essenziali per la vita delle comunità alla pura logica del profitto e del mercato e, per questo crediamo, anche una critica stringente ai processi di privatizzazione e ad una delega non sufficientemente ragionata da parte degli enti locali alle multiutilitis delle strategie di gestione dei beni loro affidati in gestione.

Quel risultato straordinario va difeso e all’esito dei quesiti va data un risposta all’altezza della domanda politica espressa dai cittadini, rifuggendo sia dalla tentazion di ridurne la portata (quasi che nulla dovesse cambiare) che a tratti sembra prevalere da parte degli amministratori locali sia dalle semplificazioni di temi che sono invece di grande complessità e densi di implicazioni che a più riprese sembrano caratterizzare parole e azioni dei movimenti che pure hanno svolto un ruolo trainante nella vicenda referendaria. Entrambi questi rischi in realtà hanno in comune e discendono da una lettura “burocratica e formale” dei quesiti e del risultato referendari e si concentrano, in modo scarasamente lungimirante, in un esercizio interpretativo sulla “lettera” dei dispositivi normativi che di per sé stesso non può condurre lontano e non pone in essere le condizioni di percorso necessarie per un reale cambiamento dello stato di cose presenti.

 Per questo appare in primo luogo decisivo che le forze che hanno vinto il referendum restino unite e condividano la responsabilità di delineare percorsi concreti per rispondere alla domanda di cambiamento che è venuta dai cittadini, un cambiamento che, ben al di là della questione dell'acqua, investe la volontà di riappropriarsi della prospettiva del futuro sottraendo davvero i “beni pubblici e comuni” (l’acqua certamente, ma nondimeno anche l’ambiente tutto e il territorio, la formazione primaria e altro ancora) al rischio mortifero di dissipazione e di mercificazione cui il libero mercato lasciato a sé stesso ci espone.

Ciò chiama evidentemente in causa gli strumenti con i quali si esercita il controllo collettivo e le forme con le quali si realizza una gestione che sappia sottrarsi alla logica del profitto fine a sè stesso ma che la tempo stesso sia adeguata a realizzare gli obiettivi di gestione attiva dei beni di cui si discute. L'acqua, come oggi ormai ogni altro bene, non è più soltanto un bene dato in natura e nessuno, tanto meno a Ferrara, beve da un ruscello di montagna e può ragionevolemente pensare che senza un accurato e anche costoso processo industriale (e proprio per questo serve una assennata, equa e previdente gestione pubblica dell'intero processo) si dia oggi una reale fruibilità di questo bene per tutti i cittadini.

 

La ricerca di queste risposte non avviene nel vuoto: ma nel mezzo di una crisi drammatica del paese che coinvolge in misura mai conosciuta in precedenza la finanza pubblica e quella locale, e in un contesto contrassegnato da un assetto specifico della gestione dei servizi pubblici locali segnato nella nostra realtà cittadina dalla presenza di un complesso industriale e finanziario quale è Hera, controllato dai maggiori enti locali della regione attraverso un patto di sindacato che viene ora a scadenza. Una Società attraverso la quale passa tra l'altro non solo la gestione dell'acqua ma anche quella dei rifiuti e larga parte del rifornimento energetico delle città. E ancora caratterizza il momento la decisione della Regione di accorpare a livello regionale le autorità di controllo e programmazione per acqua, ambiente e rifiuti (ATO) con tutte le implicazioni che ciò può avere sia sulle definizione delle politiche tariffarie che sul rapporto con i cittadini.

E' con questo contesto, con le sue inevitabili complessità, che la ricerca delle risposte alle domande di equità e cambiamento deve confrontarsi se non vuol perdere l'occasione di alimentare con la partecipazione dei cittadini un processo reale di rinnovamento della politica e della vita civile della nostra comunità.

 

SINISTRA APERTA PER FERRARA

Mercoledì 07 Dicembre 2011 07:42

Non scherziamo con l'acqua!

seminario di approfondimento di Sinistra Aperta sulle questioni aperte dalla vittoria referendaria 
Venerdì 16 dicembre 2011 – ore 17.00
Sala della Musica*, Via Boccaleone n. 19, Ferrara

 Programma

Apre:
Dino Bonazza, Presidente ass. Sinistra Aperta per Ferrara

Riflessioni introduttive:

  • Daniele Lugli - Difensore Civico regionale E-R
  • Cesare Melloni - Segretario Regionale CGIL E-R
  • Leonzio Rizzo - docente Dipartimento Economia Istituzioni Territorio, Università di Ferrara
Interventi preordinati:
  • Daniele Civolani - Consigliere comunale di Sinistra Aperta
  • Vincenzo Langella - La Fabbrica di Nichi, Ferrara
  • Marcella Ravaglia -  Comitato Acqua Pubblica di Ferrara
  • Tiziano Tagliani - Sindaco di Ferrara

Invitati:
cittadini ferraresi, associazioni cittadine e organizzazioni sindacali, gruppi consiliari PD, Italia dei Valori, Socialisti, RC e consiglieri comunali di Ferrara.


 

 

La Sala della Musica è una splendida sala per incontri di recente restaurata dall'Amministrazione Comunale; vi si accede da via Boccaleone (una parallela di corso Porta Reno che si raggiunge facilmente da via Capo delle volte o da via Ripagrande) passando per il chiostro che si trova sul retro della sede della Circoscrizione Centro.

Riflessioni e proposte di Sinistra Aperta

Sinistra Aperta ha creduto e lavorato, insieme a tante Associazioni e forze della sinistra migliore del nostro Paese, per la grande, e in parte inattesa, vittoria referendaria di giugno.Quella vittoria rappresenta oggi, un ineludibile punto di svolta culturale e politico.
Al di là del merito, importantissimo, la vittoria referendaria segnala una coscienza diffusa e radicata, maggioritaria nel Paese, che crede ancora all’importanza di valori e beni comuni e alla incompatibilità con un’idea di mercato in balia di un capitalismo e un consumismo senza regole.
Una coscienza civica sul valore dei beni comuni che si è mantenuta vigile nonostante anni di martellante cultura berlusconiana.
Beni “comuni”, di tutti, degli uomini e delle donne di oggi e di quelli di domani e della comunità intera e che, in quanto tali non devono né possono essere merce di scambio e di commercio privato o, peggio ancora , come troppo spesso accade, di rapina e speculazione, sono certamente l'acqua, ma con essa e in senso lato tutto l'ambiente, la salute delle persone, l’istruzione pubblica, l'aria che respiriamo e finanche l'etere di cui troppo a lungo e in modo indegno in questo Paese si è fatto commercio a fine personali e di parte.
Ma l'esito referendario segna anche un secondo punto di primaria importanza culturale e politica, l'affermazione, anch'essa forte e chiara e tanto più di valore dopo anni di attacco forsennato al servizio pubblico, che la maggioranza degli italiani crede ancora che l'esistenza di servizi pubblici di qualità costituiscano fondamentali garanzia di accesso e di equità delle nostre comunità locali. Un'idea che,evidentemente, richiede rigore, coerenza e trasparenza, capacità di gestione della cosa pubblica all'altezza dei tempi coniugando sempre efficienza ed efficacia. Un’idea che Sinistra Aperta condivide fino in fondo e per la quale è disposta a battersi in ogni contesto e situazione ritenendola un prerequisito fondamentale di ogni società che aspiri a principi di eticità, giustizia sociale e solidarietà.
L’esito referendario, però, ci consegna anche la responsabilità di dar seguito coerente al dettato popolare che si è espresso in materia di gestione dell'acqua come bene pubblico facendo del tema della ripubblicizzazione del servizio idrico un argomento di impegno politico vero, evitando che diventi un solo “feticcio ideologico”, tradendo l’intelligenza dei cittadini, ma anche senza mosse gattopardesche che vanificherebbero di fatto il pensiero e la volontà degli elettori.
Con questo preciso obiettivo Sinistra Aperta ha a più riprese nei giorni scorsi incontrato le forze politiche che reggono il governo locale ferrarese chiedendo alle forze di maggioranza un impegno forte e coerente a partire dall'inserimento nello Statuto comunale di una “norma programmatica” che non obblighi nell'immediato scelte unilaterali, di fatto velleitarie , ma che orienti invece con decisione le scelte dell'Amministrazione in questo campo impedendo soluzioni di facciata che finirebbero con il contraddire la volontà espressa dai referendum e che limitandosi ad affrontare solo la questione tariffaria e degli investimenti sanciscano di fatto l'attuale status quo.

Con questa consapevolezza si è mosso ed è intervenuto il consigliere comunale di Sinistra Aperta.

Non vi è dubbio, infatti, che il superamento della gestione affidata ad Hera e il passaggio ad una gestione da parte di un ente pubblico non economico non potrà essere gratuito (se non altro perchè appare indiscutibile che per il nostro ordinamento costituzionale la revoca di un affidamento che comporta un profitto va adeguatamente indennizzato), né può essere proposto, se non per ragioni di mera propaganda politica, come soluzione di breve periodo, perchè chiaramente insostenibile per le casse degli Enti Locali, in ragione della crisi della finanza locale e dei vincoli scellerati posti in essere dal patto di stabilità. Ogni scelta unilaterale e cogente in questa direzione risulterebbe non solo velleitaria, ma avrebbe inevitabilmente ripercussioni pesantissime sul già fragile equilibrio finanziario dell'Amministrazione ferrarese, ripercuotendosi in modo pesantissimo su altri servizi comunali ugualmente essenziali per il bene della nostra comunità locale.
E' invece, assolutamente ragionevole e necessario che il tema della ripubblicizzazione dell'acqua sia posto da subito all'attenzione di tutti gli enti locali che partecipano della proprietà di Hera e a maggior ragione di quelli che hanno maggiori responsabilità nella sua governance, e che l'Amministrazione comunale ferrarese si faccia promotrice di un'azione congiunta e preveggente in questa direzione (ad esempio verificando la possibilità di separare societariamente in Hera la gestione del ciclo idrico), chiedendo nel contempo, con forza ,assieme ad associazioni e comitati impegnati su questi temi, che siano previsti appositi finanziamenti statali che consentano di far rientrare in tempi ragionevoli e certi la gestione del ciclo idrico all'interno di una gestione pubblica di qualità e con risorse tali da garantire ai cittadini un servizio efficiente e di alta qualità.

L'impegno di Sinistra Aperta è in questa direzione è massimo, come il convinto interesse a sviluppare un confronto e una proposta comune sinergie con tutte le forze politiche e sociali che hanno lavorato al risultato referendario e che condividono questi obiettivi.

Ferrara, 15 luglio 2011

Sinistra Aperta per FERRARA

La sera del 16 giugno 2011 si sono incontrati su invito di Sinistra Aperta, i rappresentanti (una quindicina in tutto i presenti) di quattro diverse organizzazioni politiche ferraresi (Sel, Libertà e Giustizia. La fabbrica di Nichi e Sinistra Aperta) con l’obiettivo di condividere la conoscenza dei diversi programmi di lavoro politico e per iniziare un confronto su tematiche di comune interesse.

Nell'incontro sono stati apprezzati da tutti i risultati delle recenti elezioni amministrative che hanno premiato il centrosinistra e in particolare la vittoria referendaria alla quale ognuna delle forze presenti ha dato un contributo importante. E’ convinzione comune che questi risultati segnalino l’entrata in una nuova fase e il risvegliarsi di una coscienza civile diffusa estremamente promettente ed importante. I partiti dovranno tenere conto della forza espressa dalla rete dei movimenti e dal protagonismo di tanti giovani e le amministrazioni locali dovranno essere coerenti con quanto espresso dalla volontà popolare in materia di beni pubblici e ambiente.

Nella riunione sono state poi illustrate le iniziati vedi maggior rilievo promosse dalle singole associazioni tra le quali l’impegno di Sinistra Aperta che ha portato all’attivazione del registro delle volontà anticipate dei cittadini in tema di Testamento Biologico e il suo lavoro sulla trasparenza amministrativa. Da tutti i presenti sono state poi molto apprezzate le iniziative dei giovani della Fabbrica di Nichi, l’efficacia e la metodologia innovativa di incontro dei loro “dibattiti cardiaci” e la proposta di riqualificare la vita del quartiere antistante la stazione aprendo un mercato “contadino” in piazza Castellina, nonché i programmi e i progetti di lavoro politico di Sel e Libertà e Giustizia.

Dopo aver esaminato le iniziative che vedono attualmente impegnate le quattro associazioni presenti all’incontro, è venuto naturale immaginare convergenze e azioni condivise in particolare sul tema della scuola, per dare un futuro alle nuove generazioni e per una città che sia accogliente e che si prenda cura di tutte le persone nelle diverse fasi della loro vita. Sono molte infatti le sensibilità comuni e le competenze su questi temi e, in autunno, ci si è ripromessi di fare il possibile per concentrare energie delle diverse organizzazioni (non necessariamente tutte 4 assieme ma anche ove non altrimenti possibile o realistico facendo convergere le energie di quelle più direttamente coinvolte) su questi temi. Altri temi che possano essere oggetto di iniziative congiunte saranno valutati nei prossimi incontri.

Sinistra Aperta, La fabbrica di Nichi Libertà e Giustizia e SEL nella loro autonomia di azione si sono inoltre ripromesse di rimanere in contatto costante e di reincontrarsi periodicamente in modo da condividere le informazioni sui rispettivi programmi di iniziativa politica, al fine di evitare il più possibile sovrapposizioni di date e porre in essere le condizioni di una sempre maggiore e più costante collaborazione tra le diverse organizzazioni.

Dino Bonazza Presidente di Sinistra Aperta

 

Introduzione di Liliana Guidetti (Sinistra Aperta) all'incontro del 9 giugno2011

Sinistra Aperta è nata nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2009. Ha raccolto la fiducia dell’elettorato entrando nella maggioranza di governo con un consigliere comunale e cercando poi, nei due anni seguenti, di affrontare con spirito critico e proposta politica concreta (come dicono le Madri de Plaza de Mayo descrivendo la sostanza della propria azione politica, “passando dalla protesta alla proposta”) alcuni temi fondamentali per la nostra città e per la vita pubblica del nostro Paese.

Tra i diversi temi affrontati, il Testamento Biologico richiede strumenti ed indicatori culturali precisi per comprendere il significato di dignità, libertà, autodeterminazione individuali e del loro valore collettivo, e non c’è dubbio che la Bioetica è fondamentale per saper leggere problemi e risorse della società contemporanea e, come nessun altro sapere, aiuta oggi ad entrare nel merito delle linee guida che caratterizzano i sistemi di cura e assistenza. Il senso delle tante battaglie nazionali e locali sul Testamento Biologico che ispira Sinistra Aperta mette in primo piano le garanzie verso persone in situazioni di grave disagio per indicare “la misura” del grado di civiltà sociale.

Da tre mesi abbiamo così il Registro delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento presso l’URP del Comune di Ferrara e Sinistra Aperta ha disposto un servizio di consulenza alla cittadinanza. 32 persone hanno depositato il loro testamento biologico ed altre 5 si sono prenotate per questa settimana. Queste persone hanno fatto un percorso intimo non semplice e sono pienamente consapevoli che il ddl Calabrò, in discussione alla Camera, mira ad invalidare proprio quei testamenti che contengono disposizioni anticipate per l’interruzione dei trattamenti medici. Le stesse persone restano tuttavia convinte che lasciare indicazioni ora, nel pieno delle proprie facoltà, per allora in situazione di no-competent circa il cosa fare o non fare sui propri corpi, sia l’unico strumento per tutelare il diritto all’autodeterminazione ed un modo per sostenere i medici ed il personale sanitario nelle complesse decisioni che devono prendere di fronte a situazioni estreme, per governare il senso stesso del Consenso Informato.

La politica istituzionale, in questo ambito, ha mostrato e continua a mostrare, spesso con campagne mediatiche grottesche lacune ed una generale superficialità. 
Sinistra Aperta si propone di collaborare a livello locale con organismi ed istituzioni territoriali per costruire una cultura del fine vita che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile. Molti studiosi, pur nella diversità del rapporto che ciascuno di loro ha nei confronti della tecnica, esprimono la predominante opinione che costruire una nuova cultura della morte sia una grande opportunità per l’umanità.

Aldo Schiavone che pensa ad un nuovo umanesimo, dice: “la potenza della tecnica non si esorcizza immaginando paletti e confini alla libertà della ricerca, bensì accrescendo il senso e gli strumenti della nostra responsabilità. (..) Non è la tecnica a correre troppo in fretta, è il resto della nostra civiltà ad essere rimasta indietro. Come si esce da questo ritardo? Non bloccando la ricerca o l’innovazione, ma aumentando la potenza del pensiero che a quella ricerca deve dare significato sociale, un senso collettivo, una prospettiva, una misura”.

Viviamo in un’epoca di antidestino per Remo Bodei e l’autonomia della scienza è “una sorta di profilassi” che ci prepara a prendere decisioni su cose che in passato dovevano essere accettate come inamovibili.
E’ fuori discussione per tutti questi pensatori che la libertà dell’uomo è cresciuta ed è individuale. Roberta de Monticelli esorta a non averne paura dal momento che la libertà individuale è alla base della morale e, dice: “la questione fondamentale sta nel credere che nessun uomo è più competente degli altri in materia morale”.

Mentre questi ed altri pensatori scrivono libri, articoli sui giornali, insegnano nelle università, parallelamente i paradigmi cui i vertici della politica fanno riferimento in Italia, testimoniano un’insopportabile pigrizia ed un pericoloso sentimento di onnipotenza.

“Biopolitica”, “agenda etica”, sono questi i termini per utilizzati dagli Odg della Camera dei Deputati, inquietante confusione perché in questo modo la politica rinuncia a dotarsi degli strumenti per comprendere la società, pretende di presidiare la ricerca scientifica e di inchiodare le professionalità con la normativa ed il burocratismo (più o meno tecnologico). Un progetto autoritario, destinato a creare scontri su un terreno dove il rispetto delle scelte della persona dovrebbe essere massimo, dove la regola giuridica dovrebbe essere libera da ipoteche ideologiche.

Stefano Rodotà, nel capitolo del suo libro “La vita e le regole” dove affronta il tema del “Fine Vita”, inserisce queste parole di Ernst Bloch ”nessuno vive perché lo vuole, ma una volta che vive lo deve volere” (Diritto naturale e dignità umana.1961), parole capaci di restituire come ogni persona, ogni giorno, in qualunque parte del mondo fa i conti con questa semplice verità. Le persone migrano per costruire un progetto di vita, impattano con le diversità sessuali e la differenza di genere, affrontano desiderio e diverse possibilità di procreare o crescere figli non biologici, cercano relazioni umane e forme di convivenza basate sull’amore ed il rispetto reciproco, si ispirano a diverse religioni, aspirano ad un tempo più lungo della vita sapendo che cambiano continuamente spazio e modi delle scelte e che, contemporaneamente, può includere varie forme di disabilità ed intermittenti condizioni di fragilità sociale, imparano continuamente a mediare tra passato-presente-futuro...

Condividiamo, ancora, questo pensiero di Rodotà: “le rivoluzioni scientifiche e tecnologiche degli ultimi tempi hanno dilatato la portata della vita con una intensità che ne ha modificato il significato e posto il problema dell’accettabilità etica, sociale, giuridica della tecnica. Quando si discute di fine vita, allora, e ci si interroga intorno alla possibilità di intervenire sui tempi e sui modi di essa, questo non accade perché una deriva culturale ha impoverito il significato dell’esistenza, ma perché la realtà ci impone di considerare e regolare situazioni che, ancora ieri, sarebbero state risolte dalla natura e dalle sue “leggi”; non dobbiamo registrare passivamente il nuovo dato di realtà, ma s’impone una valutazione che, ormai, deve avere i suoi punti di riferimento nei principi di dignità, eguaglianza, autonomia, senza cedere alla tentazione di riferirsi soltanto ad una nozione di vita ridotta alla sua misura biologica”.

 Non ci serve quindi un'agenda “etica” né una “Biopolitica”, ma è invece assolutamente indispensabile un’agenda “politica” che coprenda i temi della Bioetica ed acquisire conoscenze per leggere ed interpretare lo straordinario cambiamento antropologico spinto dal bisogno delle persone ad autodeterminarsi, confrontandosi a viso aperto con la vita e quindi anche con la disabilità, con la morte.

Per questo tentiamo come Sinistra Aperta iniziative “politicamente inusuali” come quella di oggi, qui alla Camera del Lavoro, insieme alla CGIL. Mettere insieme semplici cittadini e professionisti della sanità, in una sede sindacale, intorno ad un tema complesso com’è il fine vita è un segnale di responsabilità condivisa. Vedremo insieme come proseguire.

Per questo ci siamo rivolti ancora a Mario Riccio, medico, specialista in anestesia e rianimazione e componente della Consulta di Bioetica di Milano, pubblicamente conosciuto per l’aiuto che ha saputo dare a Piergiorgio Welby nel momento più alto e difficile della sua vita, e che a partire dalla particolarità delle singole esperienze ne propone il valore collettivo e ne fa traccia preziosa per percorsi di conoscenza comune.

Martedì 31 Maggio 2011 07:21

Incontro pubblico giovedì 9 giugno 2011

TESTAMENTO BIOLOGICO
una scelta da rispettare - Cittadini, medici, infermieri, 
personale sanitario si confrontano

Incontro pubblico giovedì 9 giugno alle 17.30 organizzato assieme da Sinistra Aperta e GCIL – Funzione Pubblica per parlare di testamento biologico questa volta cercando un dialogo tra cittadini e medici, infermieri e operatori sanitari in genere chiamati a confrontarsi con le scelte e le volontà che le persone decidono di rendere esplicite e vogliono vincolanti.

L'incontro si tiene nella sala Verde della Camera del Lavoro di piazza Verdi e vede l'intervento centrale di Mario Riccio, anestesista rianimatore e membro della Consulta di Bioetica di Milano, già in passato apprezzato relatore di altri seminari organizzati da Sinistra Aperta in tema di testamento biologico.

La chiusura dell'incontro è prevista entro le ore 20.00 con un piccolo aperitivo che utilizzeremo per salutarci prima della pausa estiva con tutti coloro, ci auguriamo davvero tanti, vorranno e riusciranno ad essere presenti all'incontro.

Sabato 30 Aprile 2011 15:22

Comunicato stampa del 29 aprile 2011

A due anni dalla primavera 2009 quando Sinistra Aperta ha fatto il suo ingresso in Consiglio Comunale a Ferrara, ma anche evidentemente a poco più di due anni dalla prossima scadenza elettorale locale, SINISTRA APERTA ha riunito prima di Pasqua i propri iscritti per fare un primo bilancio dell'esperienza amministrativa del nuovo governo locale e insieme per guardare in avanti e definire temi e problemi su cui concentrare la propria azione politica nella seconda metà della legislatura.

Sensazione non eludibile e, temiamo, largamente condivisa nella città, sul primo metà mandato dell'Amministrazione comunale è di parziale delusione e insieme di grave preoccupazione per il futuro. Se infatti non vi è dubbio che le difficoltà di bilancio causate dalla politica del governo nazionale e, più in generale, il protrarsi della crisi economica, abbiano pesato fortemente sull'azione del governo locale, in modo altrettanto chiaro emergono almeno 2 aspetti di grave e crescente preoccupazione: 

  • con il venir meno dei trasferimenti e delle risorse finanziarie sono state archiviate prima l'idea del “patto per lo sviluppo” poi la prospettiva di “Ferrara città d'arte e di cultura”, ma è ancora poco chiara da parte del governo locale una nuova proposta in grado di disegnare in modo coerente e capace di consenso la Ferrara del futuro e, in assenza di una prospettiva chiara e convincente, aumentano di giorno in giorno i particolarismi e il rischio concreto che disagio e tensioni sociali giungano a pericolosi punti di rottura. 

  • Sindaco e Giunta, che pure appaiono vicini e capaci di dialogo con la società civile ferrarese, rispondono di volta in volta a spinte e bisogni contrapposti senza rendere evidente un progetto di futuro possibile per la città e conseguenti scelte politiche da portare avanti con determinazione. Particolarismi e frantumazione, anche a sinistra, sembrano essere il segno dominante all'interno della società ferrarese e dall'Amministrazione non viene un contributo capace di ridisegnare ruoli e assegnare funzioni politiche nuove per soggetti politici e sociali diversi rispetto alle rappresentanze elettive e i partiti e si limita a registrare, e al massimo a denunciare, il disastro sociale ed economico cui la scellerata compagine governativa berlusconiana sta portando il nostro Paese senza prendere su di sè quel ruolo di guida materiale e ideale dell'opposizione e della resistenza ad esso che tante volte in passato le Amministrazioni locali sono state invece in grado di assumersi con senso responsabilità politica per la propria comunità locale. 

In questo quadro l'impegno di SINISTRA APERTA negli anni che ci separano dal rinnovo amministrativo locale sarà prevalentemente rivolto in due direzioni: a dare spessore e continuità nei prossimi mesi alle azioni intraprese in tema di testamento biologico e trasparenza amministrativa e a lavorare da dopo l'estate su tre grandi questioni che appaiono certamente prioritarie per il futuro della nostra città

Sul Testamento Biologico, in coerenza con il metodo fin qui seguito e che ha portato alla recente istituzione del registro Comunale dei Testamenti Biologici, SINISTRA APERTA rende da oggi operativo un servizio ai cittadini di informazione e consulenza, mettendo a disposizione un indirizzo mail e un numero telefonico espressamente dedicati a coloro che desiderano aiuto per organizzare la documentazione e seguire le procedure per presentare la propria dichiarazione anticipata di volontà. Il servizio di consulenza prevede anche la possibilità per chi lo desidera di un incontro con persone esperte presso la sede del Gruppo consigliare comunale di Sinistra Aperta e viene da oggi adeguatamente pubblicizzato attraverso una apposita cartolina informativa e il sito dell'associazione (www.sinistraperta.org). 

Per quanto riguarda il tema della Trasparenza Amministrativa sono attualmente in corso contatti e momenti di confronto con le forze politiche che con Sinistra Aperta condividono la responsabilità del governo locale ferrarese per giungere a una determinazione comune che rappresenti un reale miglioramento delle procedure attualmente in essere e che comunque preveda quello che a giudizio di Sinistra Aperta rappresenta a tutti gli effetti un punto irrinunciabile, vale a dire l'adozione di procedure di audizione preventiva in commissione consiliare delle persone che vengono proposte dal Sindaco a ricoprire cariche di responsabilità politica e/o amministrativa di rilievo pubblico. 

Per il futuro la scelta di Sinistra Aperta sarà quella di concentrare le proprie risorse politiche ed umane da qui al termine della legislatura su tre grandi questioni, certamente determinanti per Ferrara e i suoi cittadini: 

1. per un impegno forte e rinnovato teso a dare un futuro alle nuove generazioni, investendo risorse ed energie nella formazione delle intelligenze e difendendo e ampliando lo spazio della scuola pubblica 

2. per una città dove sia bello vivere, accogliente e capace realmente di prendersi cura di tutte le persone che la abitano, in tutte le diverse fasi della loro vita 

3. per superare le frammentazioni e i campanilismi che ancora contraddistinguono la sinistra ferrarese, facendo realmente rete e aumentando collaborazione e coesione tra le tante forze della società civile ferrarese che guardano al futuro

 

Sabato 30 Aprile 2011 15:03

Seminario di Sinistra Aperta

Venerdì 8 aprile 2011, dalle ore 17.30 alle 23.00 presso il Centro Documentazione Donna di Via Terranuova 12/b - Ferrara

Il seminario vuole essere un'occasione di riflessione all'interno di SA e con amici e compagni interessati a 2 anni dalle elezioni che hanno eletto la nuova Amministrazione e portato in Consiglio Daniele Civolani in rappresentanza della nostra lista.

A 2 anni dunque dalla primavera 2009, ma anche evidentemente a poco più di due anni dalla prossima scadenza elettorale locale, un'occasione quindi per fare un primo bilancio del lavoro politico di cui SA si è fatta interprete e dell'esperienza amministrativa di cui il governo locale ha dato prova e insieme per guardare in avanti alle cose che si possono e debbono fare da qui al 2015 e quindi nella seconda metà della legislatura. 

Punto di partenza ineludibile e, crediamo, largamente condiviso di un possibile bilancio di metà mandato dell'Amministrazione comunale è sicuramente una forte delusione e insieme una grave preoccupazione per il futuro. Se infatti non vi è dubbio che le difficoltà di bilancio e, più in generale, il protrarsi della crisi economica, abbiano pesato fortemente sull'azione del governo locale, in modo altrettanto chiaro emergono almeno 2 aspetti di grave e crescente preoccupazione: 

  • dopo lo sgretolarsi dell'idea-guida “soffrittiana”, peraltro scarsamente condivisa da SA , di “Ferrara città d'arte e di cultura”, non si vede da parte del governo locale una nuova proposta capace di disegnare in modo coerente e capace di consenso la Ferrara del futuro e, in assenza di una prospettiva chiara e convincente, aumentano di giorno in giorno i particolarismi e il rischio concreto che disagio e tensioni sociali giungano a pericolosi punti di rottura. 

  • il Consiglio Comunale appare sempre più un luogo politicamente “povero”, impegnato per lo più in dibattiti di basso profilo e incapace di portare a sintesi politiche innovative; Sindaco e Giunta, che pure appaiono certamente vicini e capaci di dialogo con la società civile ferrarese, sembrano viversi più come mediatori tra spinte e bisogni contrapposti che come attuatori di scelte politiche coerenti e determinate. Particolarismi e frantumazione, anche a sinistra, sembrano essere il segno dominante all'interno della società ferrarese e dall'Amministrazione non viene certo un contributo capace di ridisegnare ruoli e assegnare funzioni politiche nuove per soggetti politici e sociali diversi, al di fuori di quelle tradizionalmente assegnate alle rappresentanza elettive e ai partiti. 

Per quanto riguarda SA il bilancio di 2 anni di lavoro politico può sicuramente registrare all'attivo le iniziative su testamento biologico e trasparenza amministrativa che, in entrambi i casi hanno visto un intenso e qualificato lavoro di preparazione ed approfondimento e un interesse sempre alto da parte dei cittadini e, nella fattispecie, dalle persone che hanno creduto e si sono avvicinate a SA nella fase pre-elettorale. A questi due ambiti di inziativa che stanno approdando in questi giorni a risultati comunque di rilievo cittadino (con l'avvenuta apertura, finalmente, del registro comunale dei TB e con l'approdo, comunque vada, in consiglio della mozione sulla trasparenza) possono senz'altro essere aggiunti: l'iniziativa sul tema immigrazione, le prese di posizione sull'apertura domenicale degli ipermercati, il lavoro certo defaticante ma anche riconosciuto e rispettato in misura crescente di Daniele in Consiglio, le molte prese di posizione e partecipazioni di SA a iniziative politiche locali di rilevo cittadino e nazionale in tema di difesa della scuola pubblica e dell'acqua come bene pubblico e, più di recente, nel movimento antinucleare. 

Se restiamo ai temi che maggiormente e con più costanza ci hanno visti impegnati (Testamento biologico e Trasparenza amministrativa) vale certamente la pena di approfondire due criticità:

  • abbiamo avuto la capacità di affrontare temi complessi senza mai banalizzarli dando vita a gruppi di lavoro che hanno lavorato a lungo e seriamente (cosa decisamente inusuale per la politica dei ns. giorni e che ci ha consentito concretezza e dato credibilità) ma oltre un certo limite, probabilmente perchè - per definizione - SA non è un'associazione “tematica”, non siamo evidentemente riusciti ad andare oltre l'approdo di una ns. proposta in Consiglio;

  • nonostante la ns. comune “cultura politica” attribuisca un ruolo certamente significativo e importante alla società civile, in realtà l'azione di SA funziona prevalentemente in relazione agli ambiti di rappresentanza politica locale (sindaco, giunta e consiglio) rispetto ai quali riusciamo indubbiamente a costituire una forza di pressione notevole (in virtù della serietà del ns. lavoro preparatorio, del credito e delle capacità riconosciute a Daniele e di una discreta capacità di muoverci sul piano dell'informazione locale) ma non riusciamo (e forse in realtà nemmeno ci proponiamo) di agire politicamente in altri ambiti politici e locali diversi da questi. 

Guardando al futuro, vale a dire al tratto di legislatura che ci separa dalla prossima scadenza elettorale amministrativa, vale probabilmente la pena di ripartire dal ns. programma elettorale che abbiamo nella primavera 2009 articolato in 7 punti:

  • 1. prendersi cura della città

  • 2. tutelare l'ambiente di vita

  • 3. sostenere imprese ed occupazione

  • 4. un futuro per le giovani generazioni

  • 5. più cura delle persone e servizi

  • 6. solidarietà e convivenza

  • 7. efficienza e trasparenza 

Ora, al di là della contingenza elettorale e della necessità in quel contesto di presentarci alla città con una proposta articolata e il più possibile completa, appare certamente opportuno considerare quali e quanti di questi punti siamo riusciti a sviluppare (certamente il 5 e il 7 in misura significativa, l'1, il 2 e il 6 in misura decisamente inferiore e probabilmente per nulla il 3 e il 4) e più ancora concentrarci nel seminario dell'8 aprile per capire se possiamo individuare 2 o 3 ambiti di lavoro politico sui quali concentrarci con efficacia nei prossimi 2 anni.

In questa scelta crediamo debbano senz'altro essere tenuti in considerazione i seguenti aspetti: 

  • le forze e le persone di SA (e della sua area) che rispetto ai singoli campi di intervento possono realisticamente mettere competenze ed impegno tali da garantire un lavoro politico appprofondito e di qualità, nonché le alleanze (meglio se poche ma di valore) che rispetto ad essi possiamo immaginare di costruire e coltivare nel tempo; 

  • il contributo che da questo impegno tematico può venire a quel disegno oggi mancante di una “Ferrara del futuro” di cui tutti sentiamo assoluto e urgente bisogno; 

  • la possibilità di generare un'azione politica che non abbia come orizzonte e approdo esclusivo il “Palazzo” (anche se evidentemente restano importanti il Consiglio e il governo locale) e che riesca quindi (seppure sempre a partire da una considerazione realistica delle ns. forze come SA) a mettere in capo un'idea di partecipazione politica innovativa e insieme non effimera.

  

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 6