Nelle scuole siamo in clima di test Invalsi quindi il quesito che somministro in stile Invalsiano è il seguente:
è in arrivo una simpatica manovra correttiva da circa 25 miliardi; chi la pagherà di più:
1) le banche, gli industriali e chi possiede grandi patrimoni;
2) gli evasori fiscali;
3) i calciatori del Milan;
4) i dipendenti pubblici, i pensionati ed altri contribuenti onesti.
Se hai barrato la risposta numero 1 sei un utopista.
Se hai barrato la risposta numero 2 sei un utopista comunista.
Se hai barrato la risposta numero 3 sei un utopista comunista interista.
Se hai barrato la risposta numero quattro sei un utopista comunista interista pessimista e non ti sei ancora accort* che la crisi è finita. Ma da un bel pezzo anche!!!
Scherzi a parte, sapendo che, in tutti i casi, toccherà pagare a noi, per aggiungere rabbia a rabbia invio in allegato tre articoli da La Stampa, da L’Unità e dal sito Retescuole sui temi delle classi sovraffollate, del tempo pieno negato e sulle proteste degli enti locali.
Comunque accumuliate indignazione, buona lettura.
Mauro
La Stampa: Classi sovraffollate. E' emergenza sicurezza
16-05-2010
Più di cinque edifici scolastici su 10 costruiti prima del 1974, quasi 4 su 10 con urgenti necessità di manutenzione, nemmeno la metà ha la certificazione antincendio. E’ lungo l’elenco dei problemi anche molto gravi delle scuole italiane stilato dall’ultimo rapporto di Legambiente «Ecosistema scuola 2009». E Vanessa Pallucchi, responsabile scuola dell’associazione, teme che l’aumento del tetto massimo degli alunni nelle classi possa rendere ancora più difficile la situazione.
Che cosa si può fare?
«Come Legambiente chiediamo che di fronte ad una situazione che è ben nota il ministro Gelmini renda almeno noto l’elenco delle scuole con carenze strutturali in modo da poter sapere dove l’aumento non potrebbe essere tollerato per motivi di sicurezza. Da anni si parla di quest’elenco ma finora non è mai stato ufficializzato e non si sa il perché».
Da diciassette anni si parla anche dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica.
«E’ vero e pare che sarebbe pronta all’80% almeno per gli elementi non strutturali. Perché non divulgare questi dati? Riguardano la sicurezza degli studenti italiani, conoscerli è un loro diritto come lo è delle loro famiglie».
Ma le scuole sono in grado di affrontare classi con 33 alunni?
«Ora sappiamo che tanti istituti funzionano in deroga alle leggi. Ma un conto è la deroga su uno o due alunni, un conto è immaginare che in caso di incendio invece dei 26 alunni consentiti dalla legge da un’aula ne debbano uscire di corsa 33. Ci si rende conto che è in gioco la vita dei ragazzi?». Lo sapete che ci sono classi dove i professori devono accontentarsi di un banco perché la cattedra non entrerebbe? O quelli che in 35 sono stipati in un laboratorio di disegno? E ora che il tetto massimo di alunni per classe aumenterà ancora che cosa accadrà?
E’ tutto annunciato, per carità, dal prossimo anno scolastico nelle superiori si potrà arrivare fino a 33 alunni in ogni aula, però fa lo stesso una certa impressione vedere le classi gonfiarsi anno dopo anno come un palloncino, e inventarsi gli stratagemmi più incredibili per starci tutti, come raccontano gli stessi studenti sui siti a loro dedicati come skuola.net.
E quindi molte scuole sono sul piede di guerra. Il coordinamento insegnanti delle superiori di Modena «La Politeia» ha avviato una petizione on-line che ha superato le seimila firme per un totale di decine e decine di scuole contrarie alle classi oversize e invita i dirigenti scolastici a opporsi all’aumento delle classi. Perché cade su di loro la responsabilità in caso di problemi, quindi è bene che sappiano che cosa approvano afferma Ioannis Lioumis, portavoce del coordinamento.
Tutto inizia con l’articolo 64 della legge 133 del 2008 che aveva previsto un aumento del rapporto alunni/classe di 0,4 in tre anni. Quest’anno alle superiori il tetto è passato da 27 a 30 alunni. Ma dal prossimo settembre le elementari e medie da un massimo di 25 ragazzi arriveranno a 26-27. E nelle superiori si potrà raggiungere il record di 33 studenti per classe.
La posizione del ministero è chiara. Mariastella Gelmini, titolare dell’Istruzione l’ha affermata durante un’audizione in Parlamento ammettendo che le classi sovraffollate, con più di 30 alunni, sono aumentate, ma soltanto dello 0,6%, ha precisato. «Le classi con almeno 30 alunni sono diventate 2.108 da 1.682 che erano, con un incremento dello 0,6%. E questo aumento è il frutto di accorpamenti resi necessari anche dal bisogno di garantire la sicurezza degli alunni. Si è scelto il male minore e dunque magari l’accorpamento delle classi piuttosto che lasciare i ragazzi in aule non sicure». Il ministro ha sottolineato che ci sono anche classi che hanno 12, o meno, alunni (sono il 3,97%).
A favore del ministero ci sono poi i dati Ocse. L’ultimo rapporto (del 2009), fotografa lo stato delle classi nel 2007, prima dell’intervento della Gelmini. In media, ci sono 21 studenti per classe alla primarie: dagli oltre 31 della Corea e del Cile alla metà in Lussemburgo e Russia. In Italia la media è inferiore ai 20 alunni. Alle medie, nel nostro paese si sale sopra le 20 unità per classe. Negli istituti privati le aule sono mediamente più affollate: 18,4 studenti per classe in una primaria pubblica, nelle private 20,1.
Né i dati dell’Ocse né quelli della Gelmini convincono il coordinamento che pone l’accento sul problema sicurezza. Lo stato degli edifici italiani è decisamente peggiore rispetto a quello di molti Paesi europei. E l’aumento delle classi è in contraddizione con le leggi che dovrebbero garantire la sicurezza nelle scuole. Con un decreto del 1975 che «stabilisce i parametri spaziali minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici (1,80 metri quadri netti per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado; 1,96 metri quadri netti per le scuole secondarie di II grado)». E le norme del 1992 sulla prevenzione degli incendi stabiliscono che 26 è il limite massimo di persone che possono essere presenti in un’aula. Il Ministero lo sa, infatti ha promesso da tempo di emanare un elenco delle scuole che, per carenze strutturali, saranno esentati dalle classi oversize. Dell’elenco però finora nessuna traccia.
Retescuole: Chi salirà allora sull'aereo del tempo pieno? Solo Franti e la sua cricca
16-05-2010
A Milano il tempo pieno è overbooking. In questo momento il numero di "prenotazioni" supera il numero di posti messi a disposizione dal MIUR. Sono 150 le classi trasformate d'ufficio a tempo normale e circa 3.000 sono i bambini che dovranno essere esclusi.
L'entità dell'attacco è senza precedenti, neanche la Moratti osò così tanto. Ma non è solo una questione di numeri, c'è ben altro dietro questa manovra.
Qualche giorno fa il direttore dell'USP di Milano Giuliana Pupazzoni ha dichiarato, a una delegazione di genitori e docenti che manifestavano contro i tagli al tempo pieno, di aver ricevuto lettere di protesta da parte di genitori che non sono riusciti ad iscrivere i propri figli al tempo normale. Secondo il direttore le scuole milanesi che offrono solo il tempo pieno impediscono ai genitori di scegliere, quindi l'autorizzazione di meno classi a tempo pieno oltre a produrre risparmi, libera i bambini dall'oppressione del tempo pieno.
Ecco come intendono rigirare la frittata: fortunato non sarà il bambino che entrerà in una classe a tempo pieno, ma il bambino che ne sarà escluso.
Le compagnie aeree premiano i clienti che in situazione di overbooking rinunciano al volo. Ci sarà quindi un premio anche per chi rinuncia al tempo pieno. E quale sarà?
Chi rinuncia al tempo pieno avrà la certezza di poter inserire il proprio figlio in una classe "white" senza "scassati", tanto quelli hanno bisogno di cure e vanno a finire tutti nelle classi a tempo pieno.
In questo modo il tempo pieno non è destinato a scomparire, ma a diventare un recinto per il controllo sociale, una riserva dove rinchiudere chi non è "normale" e rappresenta una minaccia per la comunità.
Chi salirà allora sull'aereo del tempo pieno? Solo Franti e la sua cricca.
Non possiamo permettere che questo avvenga, dobbiamo difendere l'eterogeneità delle classi a tempo pieno e evitare che si trasformino in ghetti.
Mario Piemontese
Unità/Firenze: Tagli. Dieci Comuni ai genitori: Protestate con noi
16-05-2010
Tommaso Galgani
I genitori si preparino a cambiare l’organizzazione del proprio lavoro e del proprio tempo libero. O, se sono ricchi, a pagare baby sitter o insegnanti privati, oppure a iscrivere i loro piccoli in scuole private. Perché da settembre i propri bambini, se va bene, potranno stare a scuola solo la mattina. Sono infatti in arrivo dal governo tagli pesanti agli asili nido, alle scuole materne, all’insegnamento di sostegno e al tempo pieno negli istituti elementari.
Li denunciano, dopo aver visionato le tabelle degli organici del personale scolastico 2010-2011 preparate dal ministero dell’istruzione, i dieci assessori alla scuola dei comuni di Bagno a Ripoli, Barberino Val d’Elsa, Figline Valdarno, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Valdarno, Reggello, Rignano sull’Arno, SanCasciano in Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, riuniti a Bagno a Ripoli dal sindaco Luciano Bartolini per la conferenza dei sindaci su istruzione, formazione e lavoro. «Protestate insieme a noi contro lo Stato latitante. Centinaia di nostri bambini rischiano di dover rimanere a casa», è l’allarme che lanciano in una lettera rivolta ai genitori e ai cittadini. «Le conseguenze cui andremo incontro il prossimo anno saranno gravissime. Le maggiori ripercussioni investiranno i bambini iscritti oggi ai nostri nidi ai quali verrà negata ingiustamente la possibilità di frequentare la scuola per l’infanzia a causa dell’insufficiente copertura in termini di personale scolastico», dicono i dieci assessori all’unisono. Nel caso di Tavarnelle e Barberino il rischio di perdere un’intera sezione della scuola per l’infanzia è più che realistico: l’anno scorso la classe al nido (una ventina di bambini) fu garantita solo grazie all’intervento economico della Regione. Quest’anno a Barberino e Tavarnelle si aspettavano che il governo avesse inserito questa classe nel percorso “statale”. Ma finora non se ne è saputo niente. E i problemi non finiscono qui. Arrivando alla questione di chi necessita di un servizio di sostegno. «Un altro effetto drammatico dei tagli è l’impossibilità per i ragazzi con problemi di essere supportati dal personale di sostegno. Per non parlare della riduzione delle ore del tempo pieno», dicono i dieci assessori. Che chiedono ai genitori e ai cittadini di unirsi alla loro protesta: «Invitiamo i cittadini a sostenere le nostre proteste rivolgendole all’unico responsabile di questa criticità: lo Stato che continua ad abdicare ai propri doveri istituzionali ». Sulla situazione di Barberino e Tavarnelle interviene l’assessore alla scuola Marina Baretta: «Sta diventando un problema sociale, si rischia di alimentare le differenze tra i bambini che hanno i genitori più ricchi e gli altri. Noi abbiamo già parlato coi genitori, che sono molto preoccupati». Anche a Firenze città analogo allarme è stato lanciato dall’assessore alla scuola Rosa Maria Di Giorgi (qui 600 bambini restano fuori dal tempo pieno), che ha allertato l’assessore regionale all’istruzione Stella Targetti. Anche i dieci assessori del fiorentino la incontreranno a breve: lei sta monitorando la situazione in tutta la regione. Il suo obiettivo dichiarato è l’autonomia scolastica toscana, rendendo esecutivo il Titolo V della Costituzione con il passaggio dalla scuola della Repubblica alla scuola delle Regioni