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Lunedì 04 Ottobre 2010 19:03

L'approvazione della delibera

CONSIGLIO COMUNALE DEL 7 GIUGNO 2010

Proposta di deliberazione di iniziativa consiliare presentata dai gruppi Partito Democratico, Sinistra Aperta, Italia dei Valori e Laici Riformisti.

La delibera è stata illustrata dal consigliere Daniele Civolani (SA). Sono quindi intervenuti i consiglieri Enzo Durante (LR), Giampaolo Zardi (PdL), Enrico Balestra (PD), Francesco Rendine (PdL), Tommaso Cristofori (PD), Marco Lucci (PD), Antonio Fortini (PdL), Alessandro Talmelli (PD), Francesco Portaluppi (PD), sindaco Tiziano Tagliani, Giorgio Sasso Scalabrino (IdV), Luca Cimarelli (PdL). Dopo la replica del consigliere Daniele Civolani (SA) per dichiarazioni di voto sono intervenuti i consiglieri Antonio Fortini (PdL), Enzo Durante (LR), Francesco Rendine (PdL), Irene Bregola (RCI), Enrico Balestra (PD)

La delibera è stata approvata con i voti a favore dei gruppi PD, SA, LR, IDV, RCI, PpF, Francesca Cavicchi (Lega nord), Enrico Brandani PdL), Giampaolo Zardi (PdL), Francesco Rendine (PdL); astenuti Giovanni Cavicchi (Lega nord), Io amo Ferrara, Luca Cimarelli (PdL), Antonio Fortini (PdL).

Giovedì 23 Settembre 2010 06:21

Resilienza o resistenza?

Oggi, a scuola, parlando di cosa renda felici i bambini e le bambine della classe prima, Marco ha risposto “le coccole”.

(Marco naturalmente è un nome di fantasia. In realtà il bambino si chiama proprio Marco ma per il rispetto della privacy non posso usare il suo vero nome, quindi scrivo il nome di Marco che non è quello con i capelli castani che ha detto “coccole”, ma l’altro Marco quello con le lentiggini che a merenda mangia sempre il pinzone unto bisunto e che ha detto che lo rende felice “andare al mare”).

Marco ha risposto: le coccole ed io, fingendo di non capire, ho chiesto se le coccole fossero i frutti del cocco.

Sono bambini, non sono mica tonti, lo sanno bene cosa sono le coccole.

Però ci siamo divertiti a giocare immaginando un albero di abbracci, carezze, massaggi e di parole dolci.

E poi via a fantasticare sulla lunga fila di persone bisognose di coccole davanti al tenerissimo fruttivendolo… oppure al mare, sotto l’ombrellone, con il carretto che passava e quell’uomo che gridava: “Coccole, coccole belle”… oppure ancora al ristorante, dopo l’ordinazione delle coccole, quando il personale che serve ai tavoli diventa di una dolcezza rilassante persino diabetica.

Insomma, questo per dire che sarebbe un piccolo pezzo di mondo diverso se le parole potessero davvero operare una trasformazione attribuendo nuova identità alle cose.

Marco fa la prima elementare ed io quest’anno ho una prima elementare… o meglio: quest’anno sono in quella prima elementare… sì lo so che l’ex ministro Moratti vuole che si dica “primaria” ma io mi ostino a chiamarla “elementare” perché mi sembra più coerente.

E poi non suona mica bene dire: “Ho una prima primaria oppure sono in prima primaria”.

Fra l’altro, pare che l’ex ministro, vicino al PierPresidente che è vicino al PierEditore che è vicinissimo alla PierMondadori, abbia provato tenacemente ad imporre la sua trasformazione in “primaria” in altri campi, anche a costo di fare del revisionismo letterario. Povero Sir Arthur Conan Doyle… dai, non ci starà mica bene che Sherlock Holmes, alla fine di un finissimo ragionamento deduttivo, si rivolga all’amico con sufficienza sottolineando: “Primaria, mio caro Watson!”

Non sta bene neanche se fatto con… letizia, quella con la elle maiuscola.)

Ma è una questione di parole, di parole che, anche se non ci stanno bene, vogliono trasformare la realtà condivisa e consolidata, attribuendo nuove identità.

Qualcuno ha provato a trasformare la realtà anche partendo dalle parole, altri continuano a provarci con i tagli alla scuola pubblica, all’università, agli enti locali. Ci provano con le parole e con i fatti. Ma la cosa che i trasformatori e i distruttori hanno capito bene è che la realtà si cambia, non tanto quando sono state cambiate le parole o si è messo in ginocchio quel sistema privandolo dei necessari investimenti economici e formativi ma, quando si riesce a cambiare il modo in cui questa realtà viene vissuta dalla gente (leggi Brunetta, Tremonti e Gelmini e vedi “insegnanti fannulloni”, vedi “tre maestre in una classe di cui due al bar”, vedi “troppi stranieri”, vedi “siamo indietro in Europa”, vedi “l’Invalsi dice che siamo ignoranti”, vedi “gli handicappati fanno perdere tempo”, ecc.).

A questo punto diventa quindi determinante il ruolo che noi assumiamo affinché questa realtà venga fatta vivere all’esterno (ma anche all’interno) nella maniera corretta. Noi che siamo gli insegnanti, gli studenti, i collaboratori, i dirigenti, gli educatori, i cittadini che difendono la scuola pubblica perché credono che questa politica abbia già iniziato a mettere le radici per una società meno giusta, meno solidale, meno dignitosa, meno istruita.

Noi, con il nostro lavoro quotidiano fatto di incontri, di rapporti, di relazioni e fatto anche di parole: parole giuste, chiare, selezionate, dense, significative, mature e dirette. Parole che trasformano e che lasciano immaginare. Parole che restituiscono dignità. Parole che creano identità.

Ecco ancora che, in questo concerto di parole, fra tutte quelle che suonano nella mia testa, ce ne sono due che, in questo periodo durissimo di inizio anno scolastico, scandiscono ritmicamente i miei pensieri: resilienza e resistenza.

Attenzione sembrano simili ma il loro significato non lo è. E la corretta percezione del loro significato riguarda qualcosa che ha a che fare profondamente con il nostro atteggiamento nei confronti dei cambiamenti che stanno distruggendo la scuola pubblica.

So che molti sanno benissimo la differenza ma, provo a dire, che la resilienza, ad esempio in senso informatico, è la capacità di un sistema di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati. In psicologia è qualcosa che ha a che fare con la capacità di affrontare e superare le avversità della vita, adattandosi alle nuove situazioni.

La resistenza invece è la capacità dei materiali di resistere a forze esterne prima della rottura. E poi è… la Resistenza: un’esistenza con la R davanti: la R di rabbia, la R di ruvido, la R di rumore ma anche la R di relazioni, la R di radici, la R di risorse, la R di risposte, la R di raccontare.

Al secondo anno di tagli drammatici alla scuola, di fronte alla normale e silenziosa accettazione di molti, mi chiedo di che materiale siano fatti se riescono ad adattarsi così bene a nuove situazioni sempre più impegnative?

Fino a che punto molti saranno capaci di affrontare le avversità imposte dai tagli, dalle politiche di svilimento della scuola pubblica aggiustandosi con apparente disinvoltura alla nuova situazione?

Fino a quando l’aumentato numero degli alunni nelle classi, gli orari ridotti, gli spazi sempre più angusti, la mancata assegnazione del personale di sostegno, l’eliminazione dei supplenti, l’imposizione dell’ora di religione cattolica, la mancata attivazione delle attività alternative, l’illusione del maestro unico, la carenza di personale ATA, il proliferare di spezzoni, l’eliminazione della professionalità di colleghi precari su cui si è investito a lungo, saranno accettati e mostrati come normalità?

Fino a dove arriverà la capacità di sopportare e di mostrare che tutto comunque funziona?

Fino a quale momento qualcuno si illuderà che tutto questo non sia gravissimo?

Fino a che limite si spingerà la speranza di chi pensa che tutto si potrà poi cancellare in pochi mesi?

How long? Baby, how long? Se lo chiedeva cantando, fra gli altri, Howling Wolf con una voce ruvida da far la punta alle matite.

A proposito di musica e di voci ruvide ai primi di settembre, ancor prima di iniziare la prima, sono stato allo stadio di Bologna per il concerto di Ligabue. Mi piacciono le canzoni ed i film di Ligabue (non si vive mica di solo blues) e poi ci sono diverse cose che sento in comune: io sono arrivato in questo mondo il 12 marzo, lui il 13 marzo (anche se di due anni dopo). Prima del sessantotto, sapevo bene la filastrocca: sarti-burnich-facchetti, bedin-guarneri-picchi, jair-mazzola-domenghini, suarez-corso e mi sa che proviamo entrambi, seppur in modi diversi, a ricordarla e a viverla soprattutto nel senso internazionale del termine e non solo in quello calcistico. Dopo il sessantotto, in comune… beh, dopo il sessantotto il settantasette e allora: “Non è tempo per noi che non vestiamo come voi. Non ridiamo, non piangiamo, non amiamo come voi. Forse ingenui o testardi, poco furbi casomai…Non è tempo per noi e forse non lo sarà mai!”

Quel concerto è stato bello: scelta dei brani, musicisti, volume, luci, effetti, tecnologia. Tutto studiato nei minimi particolari.

Ma la bellezza è stata addirittura strana: quasi distaccata, senza passione! Perfetta!

Nella musica dal vivo, io però preferisco l’imperfezione appassionata: quella dell’arrangiamento diverso, quella della voce sporca, quella dell’improvvisazione, quella del fuori programma, quella del gesto fuori posto.

In generale invece, mi piace l’imperfezione stupenda che si identifica nel tempo imperfetto che usano i bambini quando decidono di giocare insieme.

Loro infatti usando un tempo del passato nel presente lo fanno diventare già futuro: “Facciamo che io ero Zorro e tu eri Wonder Woman; tu mi inseguivi ma non mi catturavi mai”.

Vuol dire adesso, nel presente, decidiamo di giocare: io e te, in quel futuro diventeremo altri, perché abbiamo un passato in comune, sappiamo come vogliamo che sia il futuro ed il modo per arrivarci lo troveremo insieme durante il percorso.

È molto meglio di un errore grammaticale o linguistico; è un inno al cambiamento che nasce dall’immaginazione di un futuro diverso appoggiato su un passato comune.

Per quanto tempo qualcuno continuerà a pensare, parlare ed immaginare ancora al presente?

Per quanto tempo la paura di resistere farà sembrare accettabili anche le più indecenti manovre?

Fino a quando le parole rimarranno suoni di sottofondo nel concerto dell’indignazione evanescente in FA minore?

Quanto serve ancora per alzarsi e parlare, opponendosi in tal modo al delirio distruttivo?

How long? Baby, how long? Se lo chiedeva ululando Howling Wolf, con una voce ruvida da grattar via l’asfalto dalle strade.

Comunque ve lo chiediate, buona resistenza. Mauro

Le aperture domenicali degli esercizi commerciali cittadini è un tema complesso che negli ultimi anni è stato nella nostra città approfondito e regolato con equilibrio e buonsenso. Di conseguenza Sinistra Aperta per Ferrara non condivide e ritiene anzi profondamente sbagliate le pressioni che vengono oggi esercitate nei confronti dell’Amministrazione Comunale finalizzate ad aumentare in modo spropositato il numero di aperture domenicali dei centri commerciali ferraresi.
Martedì 23 Febbraio 2010 17:23

Sinistra Aperta per Ferrara

  • Trasparenza amministrativa
    Il 21 luglio 2011 il Consiglio Comunale discuterà la mozione su "Trasparenza nella Pubblica Amministrativa" (vedi bozza allegata) 
    Scritto il Venerdì 15 Luglio 2011 18:28 il Consiglio Comunale Commenta per primo! Letti 207 volte
  • Carta dei comportamenti educativi nello sport
    Risoluzione presentata da Sinistra Aperta e votata a larghissima maggioranza (una astensione) durante il Consiglio Comunale sullo Sport tenutosi il 4 luglio 2011. Si chiede al Sindaco e alla Giunta di proporre a tutte le società sportive e di promozione sportiva che operino con bambini e ragazzi l'adozione di una Carta dei comportamenti educativi nello sport che contenga questi impegni: 1. operare affinché venga promossa una cultura globale della non violenza come valore etico;2. operare affinché venga rimossa ogni violenza dal linguaggio nello sport, sia da parte dei giovani, sia da parte degli allenatori, sia da parte del pubblico, prima, durante e dopo le manifestazioni sportive;3. operare affinché venga rimossa ogni violenza psichica nella pratica sportiva (bullismo, nonnismo);4. operare affinché siano considerati riprovevoli e vengano sanzionati dalle stesse società tutti…
    Scritto il Venerdì 15 Luglio 2011 18:24 il Consiglio Comunale Commenta per primo! Letti 196 volte

Questa la risposta del sindaco pubblicata su Il Resto del Carlino del 18/01/2010 ed. Ferrara p. 6

PROPRIO L'OBIETTIVO di mantenere forte il legami politico mi impone una risposta che avrei anche dato prima se richiesto. Bisogna sgombrare il campo dall'equivoco che attiene al ruolo del presidente di Ferrara Arte, ruolo di rappresentanza istituzionale del sindaco in un organismo nel quale il sindaco stesso non può sedere direttamente, la società in questione infatti ha un unico socio riconducibile al Comune, ed il presidente non assume ruoli di governo tecnico, ma esclusivamente amministrativi, essendo chiaro anche ai più sprovveduti che l'esperienza e la competenza del dr. Buzzoni e del suo staff assicuri alla società il necessario apporto sui temi specifici della attività espositiva. L'esperienza del Dr. Canella in proposito, già consigliere di amministrazione in Cronos spa, Sinform scrl, Risorsa lavoro srl, Consorzio Fe Ricerche, Sipro spa, mi pare risponda efficacemente a quel requisito di "provata esperienza" che gli viene contestata. Peraltro il dr. Canella laureato in sociologia ad Urbino con 110 e lode non ha mai vissuto di politica, ma ha sempre svolto il suo lavoro di dirigente nel settore privato della formazione ed è stato membro della Commissione Teatro del Ministero Beni ed attività culturali, consigliere di amministrazione del Teatro Comunale e del centro Studi didattici del teatro shakespeariano. Andava dunque benissimo quale Presidente della Fondazione del Teatro Comunale, ma ho preferito una persona più giovane e ritengo fortemente motivata oltre che competente. Ma allora il tema non è che gli manca l'esperienza, ne ha troppa! E su questo posso essere d'accordo ma perché affermare che vi è un problema di coerenza etica? Avete notizie sulla vita personale del nuovo presidente che mi dovrebbero indurre a fare marcia indietro, a me risulta incensurato, forse Sinistra Aperta legge le coscienze? Non era più onesto dire che viene da una storia politica differente, è un ex democristiano! Nessuno ha chiesto a sinistra Aperta di condividere quella nomina proprio perché è il sindaco che fa la sintesi politica e se ne assume tutte le responsabilità, in questo caso come nei precedenti. La decina ed oltre di nomine che il sindaco ha dovuto formulare nessuna delle quali ha incontrato, mi pare dissensi, ed anzi qualche entusiasmo, sono state formulate con le medesime procedure ed al netto dei quattro consigli di amministrazione che ho soppresso, là dove la mia valutazione di sintesi politica si è potuta sposare con le capacità delle persone ho indicato giovani, professori universitari, anche molte persone senza curriculum politico di appartenenza.. e allora si grida allo scandalo per mancata trasparenza, violazione dell'etica addirittura, ma la trasparenza vera impone di chiamare le cose con il loro nome altrimenti non è trasparenza invocata ma mistificazione! Mi direte cosa c'entra con questo, che è già abbastanza, mi pare, Max Weber? Consentitemi, da politico che ha sempre vissuto del suo lavoro, il consiglio di una lettura: il testo della conferenza che il famoso sociologo tenne nel 1919 a Monaco la titolo " la politica come professione ", in questa si leggono i fondamenti di quella Etica della responsabilità che impone al politico più che ad altri di orientarsi nelle scelte non solo in base al proprio principio di coerenza (etica della convinzione o deontologica), ma anche in base a considerazioni complessive sulle conseguenze delle proprie scelte sulla comunità. Un esempio: avrei certo potuto nominare in quel ruolo un altro, magari più attraente dal punto di vista della estetica politica, con il plauso magari degli spiriti puri, ma, assieme alle considerazioni di cui sopra che legittimano comunque la mia decisione nel merito e denunciano come altrettanto legittime ma forse anche frutto di pregiudizio etnico politico le prese di posizione di Sinistra Aperta, ho considerato anche l' opportunità di questa nomina per chiedere al candidato di risolvere con oltre due anni di anticipo il proprio contratto di lavoro, approfittando della prossima maturazione della età pensionabile allo scopo di alleggerire il Consorzio Provinciale della Formazione Professionale di un onere contrattuale, calcolato in base al contratto di lavoro nazionale, piuttosto pesante. Infatti nell'anno in cui il Governo ci regala ulteriori tagli drastici al fondo sociale destinato alla formazione professionale già sul tavolo degli enti soci del Cfp si è posto il problema del futuro dell'Ente e dei suoi addetti. Il dr. Canella poteva rifiutare l'invito ed ottenere il rispetto del contratto di lavoro, chi poteva fargliene un addebito? E' andata diversamente e col prossimo direttore si sottoscriverà un contratto compatibile con le risorse odierne, assai diverse da quelle in cui il Dr. Canella fu assunto. A chi giova la mia decisione di rinunciare all'applauso corale? Ai cittadini che pagano comunque eventuali deficit di bilancio del Cfp e questo mi basta. Tiziano Tagliani - Sindaco di Ferrara